I trend del 2012: l’eCommerce

Si è chiuso un altro anno di crescita a due cifre per l’eCommerce italiano: dopo un incremento del 15% sul volume d’affari nel 2011 rispetto all’anno precedente, il 2012 ha fatto addirittura meglio, con una crescita del 18%. Un risultato di grande rilievo se si pensa che la dinamica dei consumi retail in Italia è stangante, se non declinante, in quasi tutti i comparti.

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La crescita impetuosa dell’anno scorso si deve  in gran parte all’aumento della quota di utenti Internet che hanno compiuto acquisti online. La penetrazione del fenomeno si attesta attorno al 35% all’inizio dell’anno e cresce con continuità nei dodici mesi fino al 45% del dicembre 2012: tre milioni di acquirenti in più in un solo anno. Anche il numero di acquisti online mensili aumenta in modo significativo, dalle 11 milioni di transazioni rilevate nei primi mesi del 2012 alle 15 milioni medie degli ultimi tre mesi dell’anno.

Il valore degli acquisti online complessivamente generato dagli italiani cresce “solo” del 17,5%. Ciò significa che scende il valore medio degli acquisti per acquirente e lo scontrino medio, cioè il valore medio di una singola transazione. Lo scontrino medio a fine 2011 si aggirava intorno ai 94€ mentre negli ultimi mesi del 2012 si riduce a 76€. Ciò è dovuto al calo relativo della quota di acquisti di viaggi e turismo nel paniere degli acquisti online a favore di categorie merceologiche caratterizzate da importi medi più bassi. Tra le due categorie in maggior crescita si segnalano l’abbigliamento e gli alimentari, nelle quali si rilevano acquisti di importo ridotto che difficilmente raggiungono il valore di un biglietto aereo o della prenotazione di un soggiorno turistico.

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In sintesi: più acquirenti, acquisti più frequenti per beni diversi, crescita della quota di acquisti tipici del mondo tradizionale. L’eCommerce italiano è finalmente diventato grande e maturo ma rispetto agli altri paesi europei sviluppati ha ancora molto da recuperare. Possiamo quindi attenderci ancora diversi anni con crescite a due cifre.

Per maggiori informazioni visita la sezione eCommerce sul sito di Human Highway (login con LinkedIn)

Caro Babbo Natale…

È ormai il quinto anno che – in occasione del Natale – Human Highway saluta  i propri panelisti con una speciale ricerca: cosa vorrebbero chiedere a Babbo Natale? L’iniziativa è stata molto apprezzata e nel giro di cinque rilevazioni (dal 2008 al 2012) ha raccolto 20.000 lettere a Babbo Natale. I contenuti delle lettere permettono di capire in profondità l’universo di desideri, le aspettative degli italiani e il loro evolversi e mutare nel tempo.

Di seguito alcune considerazioni e spunti di riflessione tra il serio e il faceto (per ulteriori approfondimenti c’è una presentazione su SlideShare):

1.    Lavoro, salute, serenità, soldi e casa sono, in tutte le rilevazioni effettuate, i primi cinque desideri più citati degli italiani. Tra le altre cose più desiderate si trovano anche un’auto nuova, un viaggio, oggetti hi-tech, l’immancabile sogno di vincere al superenalotto (o lotteria che sia), la “felicità in famiglia” e l’intramontabile speranza della “pace nel mondo”. Fin qui niente di nuovo: escludendo i nuovi oggetti hi-tech, i desideri che esprimono gli italiani nel 2012 non appaiono molto diversi da quelli che – plausibilmente – erano i desideri dei loro padri (e forse nonni).

2. C’è però qualcosa di cui occorre tener conto. Negli ultimi cinque anni è cambiato significativamente il ranking dei regali più richiesti: se nel 2008 il primo desiderio era la voglia di serenità, seguito da buona salute e poi un bel lavoro, con l’inasprirsi della crisi economica e occupazionale è invece aumentata sempre più la quota di quanti per Natale vorrebbero ricevere, più che la serenità e la salute, un posto di lavoro. Anche quanti hanno un posto di lavoro desiderano una maggiore tranquillità e la sicurezza di un posto fisso, stabile e/o adeguatamente retribuito. Insieme al lavoro cresce negli anni anche la richiesta di ricevere in regalo dei soldi che permettano di realizzare sogni irraggiungibili ma anche – più semplicemente – di estinguere il mutuo o di pagare le tasse.

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3. L’Italia è un paese ricco di differenze ma ce n’è una su tutte (e chi fa il nostro lavoro lo sa bene!) che funziona sempre: le differenze tra uomini e donne. Nella maggior parte delle indagini sulla popolazione – e ancora di più  quando si studiano aspettative, desideri e visioni del mondo più che comportamenti e stili di vita – la distinzione tra uomini e donne delinea sempre un netto confine di valori (talvolta anche in contrapposizione) e alimenta molti degli stereotipi e dei luoghi comuni di sempre.

Per esempio: quando esprimono un desiderio le donne pensano molto più di frequente degli uomini all’ambito degli affetti, alla famiglia, all’amore e alla casa (una casa se ancora non la si possiede o una casa nuova o una casa rinnovata da condividere con chi si ama). Anche la “serenità” è un desiderio tipico delle donne così come la voglia di viaggiare e di una vacanza rilassante.  I desideri tipici degli uomini sono invece meno legati alla sfera affettiva e più legati a quella materiale e funzionale: i soldi o un lavoro meglio retribuito, un’auto nuova, oggetti tecnologici e – se proprio bisogna dire qualcosa di immateriale – la “pace nel mondo” più che la “serenità in famiglia”.

4. Sempre a proposito di stereotipi (che puntualmente si confermano) ma anche di tematiche più serie come divisione dei ruoli e distribuzione dei compiti tra uomo e donna: pensando al “regalo che non è ancora stato inventato”, una donna su tre vorrebbe ricevere in dono il colf robot cioè un robottino tutto fare che stira, lava, pulisce e riordina mentre un uomo su tre sogna la macchina del tempo per poter tornare indietro di 10 anni…

5. Ancora in relazione al regalo che non esiste (ma che si vorrebbe ricevere per Natale), uomini e donne concordano nel desiderare più di tutto il teletrasporto, cioè la possibilità di percorrere in poco tempo ampie distanze. Nella vita e nelle esigenze quotidiane gli uomini e le donne si assomigliano mentre nelle aspettative, nei desideri e nei sistemi valoriali emergono le maggiori differenze.

Il boom dei contenuti video nelle notizie di attualità

A chi non è capitato di aprire l’homepage di un sito d’informazione e incappare in un video pubblicitario che parte automaticamente e si sovrappone al contenuto desiderato? Per continuare a leggere devi assestare subito un preciso colpo di mouse nella crocetta giusta in alto a sinistra (o a destra), sperando che l’audio non sia troppo alto per non disturbare le persone a casa o in ufficio. Un po’ come le zanzare d’estate o la pioggia d’inverno: questi video fastidiosi e non richiesti sono diventati una componente abituale del digital landscape di chi frequenta siti d’informazione.

Una prassi generata dalla forte domanda di online video advertising che quest’anno, secondo le stime di IAB Italia, ha registrato un aumento degli investimenti del +85% rispetto al 2011, arrivando a raccogliere 89 milioni di euro.

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La domanda di inserzione di clip pubblicitari video sul Web ha anche spinto i principali siti d’informazione a produrre un maggior numero di articoli basati su contenuti video in modo da poter offrire ulteriori spazi con i pre-roll. I dati di UAC Meter relativi a tutto il 2012 indicano che il 4% degli articoli delle 40 principali testate d’informazione online in Italia è prodotto usando dei contenuti video, circa 2.500 articoli ogni mese. Tuttavia, la quota di contenuti video riferita alle tre testate leader della diffusione social delle news, ovvero Repubblica, Corriere e il Fatto Quotidiano, raggiunge il 17%: su questi siti un articolo su sei propone un video.

L’offerta di articoli con contenuti video sui siti d’informazione online è cresciuta del 50% nell’ultimo anno. Ancora più forte è stata la crescita del numero di condivisioni associate a questo tipo di articoli: siamo passati da una media di 100mila condivisioni mensili nei primi mesi del 2012 al record delle 650mila condivisioni nel mese di Novembre 2012. In termini relativi si passa dal 4% dei primi mesi del 2012 (quattro condivisioni su 100 fatte su articoli basati su contenuti video) a oltre il 10% di Ottobre e Novembre dell’anno scorso. Negli ultimi tempi, quindi, una condivisione sociale su 10 è stata associata ad articoli che contenevano contenuti video.

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I video coinvolgono due sensi ed emozionano, incuriosiscono, fanno sorridere: non sorprende quindi che gli articoli con video siano condivisi con maggiore frequenza rispetto a quanto avviene per gli articoli testuali. Negli ultimi due mesi del 2012 gli articoli testuali raccolgono in media 94 condivisioni ciascuno mentre gli articoli con video 263, quasi tre volte tanto. Un anno fa tale rapporto era intorno alla parità.

Una buona notizia per le concessionarie degli editori: più attenzione, più coinvolgimento e più diffusione sosterranno il CPM pubblicitario dell’online video advertising nel prossimo anno.