Dall’eCommerce al Net Retail

La nona edizione del NetComm eCommerce Forum, che si tiene martedì 20 maggio 2014, sarà l’occasione per discutere i risultati della nuova ricerca “Net Retail” realizzata da Human Highway per NetComm grazie al sostegno di Banzai, Postecom e QVC.

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La ricerca analizza l’evoluzione e le dinamiche del Net Retail, cioè di una modalità di distribuzione di prodotti e servizi abilitata dall’interconnessione sulla rete Internet di diversi soggetti che si occupano ciascuno di una parte dell’intero processo di vendita.
Il Net Retail, nel suo insieme, consente alle persone di individuare, ordinare, pagare ed entrare in possesso dei prodotti acquistati a distanza.

Lo spostamento di una piccola parte dei consumi, dal vecchio Retail al Net Retail, ha generato l’enorme tsunami a cui oggi ci riferiamo quando parliamo di “eCommerce’’. I 14 miliardi di euro di acquisti che si sono spostati dal canale tradizionale all’online rappresentano solo due punti per cento delle vendite al dettaglio italiane. L’evoluzione è stata sin qui tranquilla e senza salti: un piccolo travaso da un canale all’altro.
Ciò che ci aspetta è qualcosa di più grande, una rivoluzione segnata da una trasformazione più profonda del modo di acquistare: il Net Retail diventerà la prassi abituale di acquisto della maggioranza delle persone in molte categorie di prodotti.

Total Audience & Mobile Only

La diffusione dei dispositivi mobili connessi alla Rete continua ad aumentare con ritmi impressionanti: +26% per gli Smartphone e +86% per i Tablet nell’ultimo anno. Nel mese di marzo 2014 abbiamo superato la soglia dei 20 milioni di individui con la possibilità di utilizzare i servizi online in mobilità grazie a una SIM dati su un dispositivo mobile. [Girano diverse stime sul fenomeno, se sei interessato a farti un’idea dedica quattro minuti alla lettura di questo post].

 

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L’aumento di penetrazione di tali dispositivi nell’utenza Internet italiana produce una significativa variazione nell’utilizzo dei servizi online, per diversi motivi:

  1. gli utenti di device mobili sono nativamente frequent users di Internet: come tali sviluppano un volume notevole di sessioni in Rete e popolano una buona parte dell’utenza del giorno medio;
  2. l’accesso alla Rete avviene sia via browser che attraverso le app;
  3. i servizi di messaggistica, una volta completamente separati tra PC (eMail) e telefono (SMS), convergono tutti sullo stesso device, lo smartphone, e si moltiplicano (a parte WhatsApp, pensa anche alle notifiche di app popolari come Twitter e Facebook);
  4. esiste un segmento di proporzioni limitate ma significativo di mobile only users: individui (generalmente molto giovani) che sono entrati in Rete con un device mobile e (quasi) ignorano il PC. Audiweb stimava a ottobre 2013 che in tale segmento ci fossero 1,5 milioni di individui, noi tendiamo oggi a pensare che siano il doppio;
  5. gli usi e costumi della Rete legati ai principali device sono profondamente diversi: l’ubiquità per lo Smartphone (insieme ai limiti dell’interfaccia), il divano per il Tablet e la scrivania per il PC. I luoghi di utilizzo influenzano i bisogni e l’atteggiamento e questi determinano gli stili di consumo

Dopo tre anni di crescita del fenomeno del mobile Internet viene da chiedersi come si componga oggi l’audience (o la user base) in funzione del device. Quanta quota di utenti accede a un servizio online esclusivamente da mobile?

I risultati di una ricerca eseguita in Aprile su un campione di 800 individui rappresentativi dell’utenza Internet del giorno medio ci consegna una rappresentazione del fenomeno per alcuni dei servizi online più popolari. Il dato è sorprendente: spesso il segmento degli utenti mobili (sia Smartphone che Tablet) nel giorno medio prevale sugli utenti PC (sia Notebook che Desktop). In molti casi, rispetto alle stime di Audiweb, è necessario aggiungere una quota compresa tra il 15% e il 35% di mobile only.

 

Numeri in libertà

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Un titolo del genere può far pensare che l’80% degli italiani tra i 12 e i 64 anni vada in giro con un telefonino o un tablet connesso a Internet.
Non è così.

I nuovi dati di AgCom (grazie all’Autorità per renderli disponibili) riportano la cifra di 39,5 milioni di SIM che hanno sviluppato traffico dati nell’ultimo trimestre del 2013.
Di queste, come si legge nello stesso rapporto, 8 milioni sono Connect Card (chiavette), non proprio oggetti mobili ma modem wireless per PC portatili o desktop.
Dei restanti 31,5 milioni si calcola (fonte: Politecnico di Milano) che 6 siano SIM associate a oggetti intelligenti, non umani (es., automobili, ascensori, contatori del gas, termostati etc.).
Rimangono quindi 25,5 SIM con traffico dati che sono, verosimilmente, inserite e attive in smartphone e tablet. Dal momento, però, che esistono 1,2 oggetti del genere per individuo, si deve concludere che gli individui che hanno accesso alla Rete in mobilità siano al momento poco più di 20 milioni.

Una settimana di Twitter in Italia

Le analisi dei primi dati prodotti da Twitline mostrano che il flusso d’informazioni sul Twitter italiano è decisamente ricco e totalmente allineato con l’agenda mediatica del paese. Lo strumento panel-based costruito da Human Highway per l’analisi di Twitter ha analizzato un milione di tweet in una settimana e ha prodotto i primi risultati, che trovi riassunti in una pagina pubblica sul sito della società.
A una prima occhiata si nota che ci sono sostanzialmente tre famiglie di hashtag ad emergere dal flusso costante dei tweet:

  1. gli hashtag degli eventi imprevisti o straordinari (es., le dimissioni di un ministro, le manifestazioni in Egitto o Ucraina, novità dal mondo dell’attualità, della politica, dello spettacolo etc.)
  2. gli hashtag di eventi ricorrenti, generalmente su base settimanale: partite di calcio, trasmissioni TV, ricorrenze come il ff (follow friday)
  3. gli hashtag “di sottofondo”, sempre presenti con volumi paragonabili ogni giorno. Tra questi si evidenziano gli hashtag della politica (sigle di partiti, personaggi) e, con una certa sorpresa, gli hashtag geografici (i nomi delle principali città italiane)

Il sistema di TwitLine estrae ed elabora le informazioni che trova nelle Twitter timeline degli utenti sotto osservazione e organizza le informazioni in un database, con la frequenza di aggiornamento di un’ora.

Le analisi di Twitline consentono di descrivere la popolarità degli hashtag di Twitter con i classici parametri della pianificazione media quali la reach (esclusiva, cumulata) e la frequency (media e distribuzione), la copertura efficace e i GRP. Inoltre, le informazioni sono arricchite con i nuovi parametri tipici del mondo social: la partecipazione proattiva, la reattività, l’influenza nella propria rete, il profilo di affinità a determinati temi d’interesse.

Qui sotto vedi elencati i 100 hashtag più popolari, in termini di Twitter GRP, nella settimana del 20 gennaio 2014

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Molte App (e tanti download) ma poche davvero utili

Dopo la notizia del milione di App su Google Play nel luglio di quest’anno, nel mese di ottobre anche Apple ha dichiarato di aver superato la medesima soglia, aggiungendo che nel mondo sinora sono stati prodotti oltre 60 miliardi di download di App sui dispositivi iOS generando 13 miliardi di dollari di ricavi.

Il numero di App disponibili su App Store di Apple, con il dettaglio delle sole App native per iPad

Il numero di App disponibili su App Store di Apple, con il dettaglio
delle sole App native per iPad

L’abbondanza di App per ogni esigenza alimenta la prassi del download & try da parte degli utenti: il 94% dei download delle App per iOS, per esempio, riguarda App gratuite, scaricate per verificare se siano di qualche utilità e molto spesso disinstallate dopo poco tempo.

Ma quante sono le App importanti per gli utenti di device mobili?
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Per rispondere alla domanda Human Highway ha condotto lo scorso mese di settembre una ricerca su un campione di 1.200 individui tra 18 e 44 anni.
Il numero medio di App installate sul proprio dispositivo mobile è pari a 24. La quantità di App installate è superiore tra gli uomini e tra i giovani (fino a 30 per questi segmenti) mentre è inferiore tra le donne (una media di 16) e tra i meno giovani (20 App in media nella fascia 35-44).
Nonostante la facilità del download, le App effettivamente utilizzate dagli utenti dei dispositivi mobili sono in media solo 7. E tra queste ancora meno sono quelle irrinunciabili: gli intervistati dichiarano di non poter fare a meno di 2 o 3 App, quelle senza le quali la loro fruizione dell’Internet in mobilità non sarebbe più la stessa.

E quali sono le App irrinunicabili?

  • Whatsapp per oltre il 40% del campione, trasversale a tutte le fasce di età tra 18 e 44 anni201310_b
  • Facebook per un utente mobile su tre, più giovane che adulto
  • App di meteo (15%)
  • App di giochi (Candy Crush Saga e Ruzzle le più citate)
  • Instagram (8% medio, il dato per le donne è più che doppio rispetto agli uomini, molto concentrato tra gli under 25)
  • Navigatori e Mappe (7%)
  • Twitter (6% medio, il dato per gli uomini è più che doppio rispetto alle donne)
  • Shazam (6%, più donne che uomini)
  • Skype (5%, praticamente assente tra gli under 25)

Dal confronto tra device con sistema operativo Android e device con sistema operativo iOS emergono alcune differenze significative. WhatsApp e Facebook sono nella “top two” di entrambi i sistemi ma i possessori di iPhone appaiono più social e più orientati ai giochi rispetto agli utenti di Smartphone.

Il customer journey del lusso in cina

L’oriente si attesta nel 2012, e si riconfermerà nel 2013, come il motore di crescita del mercato mondiale del lusso. In particolare la Cina, dove i volumi di vendita sono cresciuti del 20% l’anno scorso e si stima possano fare un ulteriore +8% quest’anno.

Per questo motivo i professionisti di Human Highway e Havas Media Group (HMG) hanno analizzato le motivazioni, le consuetudini ed i trend emergenti che riguardano il consumatore cinese nell’approccio e nell’ acquisto di prodotti di lusso.

Human Highway ha condotto lo scorso mese di maggio un’indagine online intervistando 1.241 individui cinesi rappresentativi degli utenti Internet del paese. L’indagine ha utilizzato il metodo di analisi del Customer Journey, basato sulla misura dell’incidenza e della rilevanza dei diversi touch point nel percorso che precede l’acquisto di un prodotto di lusso. I touch point considerati sono sia online che tradizionali e contribuiscono alla costruzione dell’awareness e della famigliarità coi brand per condurre, infine, alla decisione di acquisto.

Durante l’incontro dello scorso 26 Giugno, Havas Media Group (HMG) ha presentato “Chinese Luxury Customer Journey”, l’analisi di scenario sulla situazione e i trend caratteristici del mercato cinese prodotta sulla base delle evidenze della ricerca.

Partendo da un ritratto qualitativo del consumatore cinese dell’upper class, HMG ha individuato gli elementi che impattano sulla notorietà e la desiderabilità dei brand, fino a cogliere le barriere e i facilitatori dell’esperienza d’acquisto in boutique e online.

Sulla base di queste evidenze, si è individuata una rosa di competenze e di tools che permettono alle aziende di sposare un approccio omnichannel, ponendo al centro della loro relazione il cliente e targettizzando la sua brand experience.

Awareness vs Purchase

L’indagine mette in evidenza i punti di contatto indispensabili per costruire una relazione tra brand e consumatore.

Si riscontra una diretta correlazione fra i brand più noti (Louis Vuitton, Chanel, Gucci, Hermes, Dior e Armani) e la loro capacità di trasferire il “brand storytelling” in modo coerente su tutti i touch points. Sono soprattutto i touch points e i contenuti digitali a risultare i più rilevanti (l’88% dichiara di visitare il sito ufficiale dei brand e di ritenerlo lo strumento più rilevante per conoscere il brand e i suoi prodotti).

L’indagine mette inoltre in evidenza i punti di contatto indispensabili per costruire una relazione tra brand e consumatore: ad esempio i contenuti e l’eCommerce devono essere fruibili su piattaforma mobile e in Mandarino. Oltre alle properties che l’azienda deve sviluppare, occorre alimentare anche la reputazione online, generata dagli opinion leader sui micro blogging e le testate fashion digitali.

Touch Points engagement Map

E’ proprio la capacità di monitorare il comportamento di ogni singolo consumatore, e di averne ben chiaro il suo profilo, che permette al brand di ingaggiarlo in modo sempre più coerente e rilevante. “Quello che emerge – commenta Isabelle Harvie-Watt, CEO & Country Manager di Havas Media Group – è che i brand devono investire maggiormente nei software e nella tecnologia, strumenti che permettano loro di monitorare tutte le esperienze vissute dal consumatore, in modo da potere personalizzare l’offerta a lui proposta e renderla un’esperienza unica e irrinunciabile

La propensione all’imprenditorialità

In occasione della Fiera delle Startup è stata presentata una ricerca di Human Highway sulla propensione degli italiani all’attività d’impresa. Italia Startup, l’Associazione no profit che rappresenta l’ecosistema delle startup italiane, ha commentato durante il convegno i risultati di una ricerca svolta da Human Highway su un campione di circa 1.000 individui rappresentativi della popolazione Internet italiana.

La domanda di partenza ha avuto una risposta: quanti sono in Italia gli aspiranti imprenditori? Quante persone, se potessero disporre di una quantità di denaro significativa – ma non esorbitante – sceglierebbero di lanciarsi in un’attività imprenditoriale? E’ indubbio che vi sia oggi un potenziale latente di imprenditoria che cerca e non trova i modi di svilupparsi. Un potenziale che può essere generato dalla crisi di lavoro e dalla necessità di inventarselo; oppure dalle opportunità che diverse persone vedono nella crisi, ritenendo che non si tratti solo di una congiuntura sfavorevole ma di un momento di forte discontinuità nei sistemi di produzione e nei servizi. Un potenziale alimentato dal fermento digitale che investe molti settori tradizionali ma anche dalla trasformazione culturale della figura dell’imprenditore, caratterizzato da un rinnovato favore sociale: uno che sa fare, che fa, che si gioca in prima persona e che lavora sodo.

Il risultato dell’analisi di Human Highway indica un potenziale di nuovi imprenditore stimabile attorno alle 300mila unità. Sono l’1,1% della popolazione rappresentata nella ricerca, poco più di uno su 100. Persone che, di fronte all’inattesa disponibilità economica di 200mila euro, dichiarano di voler cogliere l’occasione per lanciare la propria attività imprenditoriale. Parlano di un’idea più concreta di un sogno: sanno spiegare di cosa si tratta, di voler investire più di metà della somma e di avere già maturato il progetto con una certa convinzione e precisione.

Il principale modello di riferimento per il 31% di questi aspiranti imprenditori è il self-made-man all’italiana (da Ferrari a Briatore, da Berlusconi a Delvecchio), che attrae preferenze soprattutto nel Nord Italia (55%) e tra coloro che investono nel settore commerciale (27%).

Per il 29% il modello è invece costituito dalle grandi famiglie imprenditoriali italiane (Agnelli, Barilla, Ferrero) che raccolgono preferenze soprattutto al Sud e nelle Isole e tra coloro più propensi a investire nella ristorazione (21,3%) o nel turismo (21,4%)

Un giovane imprenditore su quattro è attratto invece dall’imprenditore dell’informatica e della new economy: tra i nomi più citati ci sono ovviamente Bill Gates, Steve Jobs o Mark Zuckerberg. Il 70,9% di questi aspiranti imprenditori sono uomini e il 49,4% ha un’età  tra i 24 e i 35 anni, risiedono in gran parte nel Nord (52,6%) e se avessero a disposizione 200mila euro li investirebbero nel 29% dei casi nel settore dei Software/Servizi Web (tre volte il dato complessivo)

Infine il 18% ammira i manager-imprenditori alla Marchionne o De Benedetti. Sono in genere aspiranti imprenditori tra i 35 e i 44 anni (33,7%) che intendono puntare ai settori Manifatturiero (34,1%) o Commerciale (29%).

Non è un caso che proprio l’ipotesi di ricevere una donazione di 200.000€ abbia scatenato il desiderio imprenditoriale degli italiani: tra i principali inibitori della libera iniziativa c’è proprio la scarsità di risorse finanziarie per dare corpo al proprio progetto. Per 8 aspiranti imprenditori su 10 questo è il principale ostacolo. Al secondo posto tra i fattori inibitori, nettamente distaccato dal primo, si classifica la difficile congiuntura economica, che blocca il 20,6% degli intervistati. Il mancato reperimento di amici o colleghi disposti a rischiare nel progetto ferma invece l’11,1% degli aspiranti imprenditori.

Sembra un paradosso, ma la crisi genera una delle risorse più importanti per l’economia italiana: il desiderio di imprenditorialità, di esprimere i propri talenti per creare nuove opportunità lavorative” ha commentato Federico Barilli, Segretario Generale di Italia Startup. “Solo per 2 aspiranti imprenditori su 10 il momento economico sfavorevole è un limite; per la maggior parte di loro, basterebbe trovare un adeguato finanziamento per creare una nuova realtà produttiva. Questa indagine diventa dunque un forte richiamo per le aziende consolidate, i settori maturi, soprattutto del Made in Italy, a investire nelle startup: è invito a contaminarsi con i nuovi modelli di business offerti dalle tecnologie digitali, un vero e proprio asset competitivo per il nostro Paese, capace di attrarre l’iniziativa imprenditoriale dei più giovani”.

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