Una settimana di Twitter in Italia

Le analisi dei primi dati prodotti da Twitline mostrano che il flusso d’informazioni sul Twitter italiano è decisamente ricco e totalmente allineato con l’agenda mediatica del paese. Lo strumento panel-based costruito da Human Highway per l’analisi di Twitter ha analizzato un milione di tweet in una settimana e ha prodotto i primi risultati, che trovi riassunti in una pagina pubblica sul sito della società.
A una prima occhiata si nota che ci sono sostanzialmente tre famiglie di hashtag ad emergere dal flusso costante dei tweet:

  1. gli hashtag degli eventi imprevisti o straordinari (es., le dimissioni di un ministro, le manifestazioni in Egitto o Ucraina, novità dal mondo dell’attualità, della politica, dello spettacolo etc.)
  2. gli hashtag di eventi ricorrenti, generalmente su base settimanale: partite di calcio, trasmissioni TV, ricorrenze come il ff (follow friday)
  3. gli hashtag “di sottofondo”, sempre presenti con volumi paragonabili ogni giorno. Tra questi si evidenziano gli hashtag della politica (sigle di partiti, personaggi) e, con una certa sorpresa, gli hashtag geografici (i nomi delle principali città italiane)

Il sistema di TwitLine estrae ed elabora le informazioni che trova nelle Twitter timeline degli utenti sotto osservazione e organizza le informazioni in un database, con la frequenza di aggiornamento di un’ora.

Le analisi di Twitline consentono di descrivere la popolarità degli hashtag di Twitter con i classici parametri della pianificazione media quali la reach (esclusiva, cumulata) e la frequency (media e distribuzione), la copertura efficace e i GRP. Inoltre, le informazioni sono arricchite con i nuovi parametri tipici del mondo social: la partecipazione proattiva, la reattività, l’influenza nella propria rete, il profilo di affinità a determinati temi d’interesse.

Qui sotto vedi elencati i 100 hashtag più popolari, in termini di Twitter GRP, nella settimana del 20 gennaio 2014

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Molte App (e tanti download) ma poche davvero utili

Dopo la notizia del milione di App su Google Play nel luglio di quest’anno, nel mese di ottobre anche Apple ha dichiarato di aver superato la medesima soglia, aggiungendo che nel mondo sinora sono stati prodotti oltre 60 miliardi di download di App sui dispositivi iOS generando 13 miliardi di dollari di ricavi.

Il numero di App disponibili su App Store di Apple, con il dettaglio delle sole App native per iPad

Il numero di App disponibili su App Store di Apple, con il dettaglio
delle sole App native per iPad

L’abbondanza di App per ogni esigenza alimenta la prassi del download & try da parte degli utenti: il 94% dei download delle App per iOS, per esempio, riguarda App gratuite, scaricate per verificare se siano di qualche utilità e molto spesso disinstallate dopo poco tempo.

Ma quante sono le App importanti per gli utenti di device mobili?
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Per rispondere alla domanda Human Highway ha condotto lo scorso mese di settembre una ricerca su un campione di 1.200 individui tra 18 e 44 anni.
Il numero medio di App installate sul proprio dispositivo mobile è pari a 24. La quantità di App installate è superiore tra gli uomini e tra i giovani (fino a 30 per questi segmenti) mentre è inferiore tra le donne (una media di 16) e tra i meno giovani (20 App in media nella fascia 35-44).
Nonostante la facilità del download, le App effettivamente utilizzate dagli utenti dei dispositivi mobili sono in media solo 7. E tra queste ancora meno sono quelle irrinunciabili: gli intervistati dichiarano di non poter fare a meno di 2 o 3 App, quelle senza le quali la loro fruizione dell’Internet in mobilità non sarebbe più la stessa.

E quali sono le App irrinunicabili?

  • Whatsapp per oltre il 40% del campione, trasversale a tutte le fasce di età tra 18 e 44 anni201310_b
  • Facebook per un utente mobile su tre, più giovane che adulto
  • App di meteo (15%)
  • App di giochi (Candy Crush Saga e Ruzzle le più citate)
  • Instagram (8% medio, il dato per le donne è più che doppio rispetto agli uomini, molto concentrato tra gli under 25)
  • Navigatori e Mappe (7%)
  • Twitter (6% medio, il dato per gli uomini è più che doppio rispetto alle donne)
  • Shazam (6%, più donne che uomini)
  • Skype (5%, praticamente assente tra gli under 25)

Dal confronto tra device con sistema operativo Android e device con sistema operativo iOS emergono alcune differenze significative. WhatsApp e Facebook sono nella “top two” di entrambi i sistemi ma i possessori di iPhone appaiono più social e più orientati ai giochi rispetto agli utenti di Smartphone.

Il customer journey del lusso in cina

L’oriente si attesta nel 2012, e si riconfermerà nel 2013, come il motore di crescita del mercato mondiale del lusso. In particolare la Cina, dove i volumi di vendita sono cresciuti del 20% l’anno scorso e si stima possano fare un ulteriore +8% quest’anno.

Per questo motivo i professionisti di Human Highway e Havas Media Group (HMG) hanno analizzato le motivazioni, le consuetudini ed i trend emergenti che riguardano il consumatore cinese nell’approccio e nell’ acquisto di prodotti di lusso.

Human Highway ha condotto lo scorso mese di maggio un’indagine online intervistando 1.241 individui cinesi rappresentativi degli utenti Internet del paese. L’indagine ha utilizzato il metodo di analisi del Customer Journey, basato sulla misura dell’incidenza e della rilevanza dei diversi touch point nel percorso che precede l’acquisto di un prodotto di lusso. I touch point considerati sono sia online che tradizionali e contribuiscono alla costruzione dell’awareness e della famigliarità coi brand per condurre, infine, alla decisione di acquisto.

Durante l’incontro dello scorso 26 Giugno, Havas Media Group (HMG) ha presentato “Chinese Luxury Customer Journey”, l’analisi di scenario sulla situazione e i trend caratteristici del mercato cinese prodotta sulla base delle evidenze della ricerca.

Partendo da un ritratto qualitativo del consumatore cinese dell’upper class, HMG ha individuato gli elementi che impattano sulla notorietà e la desiderabilità dei brand, fino a cogliere le barriere e i facilitatori dell’esperienza d’acquisto in boutique e online.

Sulla base di queste evidenze, si è individuata una rosa di competenze e di tools che permettono alle aziende di sposare un approccio omnichannel, ponendo al centro della loro relazione il cliente e targettizzando la sua brand experience.

Awareness vs Purchase

L’indagine mette in evidenza i punti di contatto indispensabili per costruire una relazione tra brand e consumatore.

Si riscontra una diretta correlazione fra i brand più noti (Louis Vuitton, Chanel, Gucci, Hermes, Dior e Armani) e la loro capacità di trasferire il “brand storytelling” in modo coerente su tutti i touch points. Sono soprattutto i touch points e i contenuti digitali a risultare i più rilevanti (l’88% dichiara di visitare il sito ufficiale dei brand e di ritenerlo lo strumento più rilevante per conoscere il brand e i suoi prodotti).

L’indagine mette inoltre in evidenza i punti di contatto indispensabili per costruire una relazione tra brand e consumatore: ad esempio i contenuti e l’eCommerce devono essere fruibili su piattaforma mobile e in Mandarino. Oltre alle properties che l’azienda deve sviluppare, occorre alimentare anche la reputazione online, generata dagli opinion leader sui micro blogging e le testate fashion digitali.

Touch Points engagement Map

E’ proprio la capacità di monitorare il comportamento di ogni singolo consumatore, e di averne ben chiaro il suo profilo, che permette al brand di ingaggiarlo in modo sempre più coerente e rilevante. “Quello che emerge – commenta Isabelle Harvie-Watt, CEO & Country Manager di Havas Media Group – è che i brand devono investire maggiormente nei software e nella tecnologia, strumenti che permettano loro di monitorare tutte le esperienze vissute dal consumatore, in modo da potere personalizzare l’offerta a lui proposta e renderla un’esperienza unica e irrinunciabile

La propensione all’imprenditorialità

In occasione della Fiera delle Startup è stata presentata una ricerca di Human Highway sulla propensione degli italiani all’attività d’impresa. Italia Startup, l’Associazione no profit che rappresenta l’ecosistema delle startup italiane, ha commentato durante il convegno i risultati di una ricerca svolta da Human Highway su un campione di circa 1.000 individui rappresentativi della popolazione Internet italiana.

La domanda di partenza ha avuto una risposta: quanti sono in Italia gli aspiranti imprenditori? Quante persone, se potessero disporre di una quantità di denaro significativa – ma non esorbitante – sceglierebbero di lanciarsi in un’attività imprenditoriale? E’ indubbio che vi sia oggi un potenziale latente di imprenditoria che cerca e non trova i modi di svilupparsi. Un potenziale che può essere generato dalla crisi di lavoro e dalla necessità di inventarselo; oppure dalle opportunità che diverse persone vedono nella crisi, ritenendo che non si tratti solo di una congiuntura sfavorevole ma di un momento di forte discontinuità nei sistemi di produzione e nei servizi. Un potenziale alimentato dal fermento digitale che investe molti settori tradizionali ma anche dalla trasformazione culturale della figura dell’imprenditore, caratterizzato da un rinnovato favore sociale: uno che sa fare, che fa, che si gioca in prima persona e che lavora sodo.

Il risultato dell’analisi di Human Highway indica un potenziale di nuovi imprenditore stimabile attorno alle 300mila unità. Sono l’1,1% della popolazione rappresentata nella ricerca, poco più di uno su 100. Persone che, di fronte all’inattesa disponibilità economica di 200mila euro, dichiarano di voler cogliere l’occasione per lanciare la propria attività imprenditoriale. Parlano di un’idea più concreta di un sogno: sanno spiegare di cosa si tratta, di voler investire più di metà della somma e di avere già maturato il progetto con una certa convinzione e precisione.

Il principale modello di riferimento per il 31% di questi aspiranti imprenditori è il self-made-man all’italiana (da Ferrari a Briatore, da Berlusconi a Delvecchio), che attrae preferenze soprattutto nel Nord Italia (55%) e tra coloro che investono nel settore commerciale (27%).

Per il 29% il modello è invece costituito dalle grandi famiglie imprenditoriali italiane (Agnelli, Barilla, Ferrero) che raccolgono preferenze soprattutto al Sud e nelle Isole e tra coloro più propensi a investire nella ristorazione (21,3%) o nel turismo (21,4%)

Un giovane imprenditore su quattro è attratto invece dall’imprenditore dell’informatica e della new economy: tra i nomi più citati ci sono ovviamente Bill Gates, Steve Jobs o Mark Zuckerberg. Il 70,9% di questi aspiranti imprenditori sono uomini e il 49,4% ha un’età  tra i 24 e i 35 anni, risiedono in gran parte nel Nord (52,6%) e se avessero a disposizione 200mila euro li investirebbero nel 29% dei casi nel settore dei Software/Servizi Web (tre volte il dato complessivo)

Infine il 18% ammira i manager-imprenditori alla Marchionne o De Benedetti. Sono in genere aspiranti imprenditori tra i 35 e i 44 anni (33,7%) che intendono puntare ai settori Manifatturiero (34,1%) o Commerciale (29%).

Non è un caso che proprio l’ipotesi di ricevere una donazione di 200.000€ abbia scatenato il desiderio imprenditoriale degli italiani: tra i principali inibitori della libera iniziativa c’è proprio la scarsità di risorse finanziarie per dare corpo al proprio progetto. Per 8 aspiranti imprenditori su 10 questo è il principale ostacolo. Al secondo posto tra i fattori inibitori, nettamente distaccato dal primo, si classifica la difficile congiuntura economica, che blocca il 20,6% degli intervistati. Il mancato reperimento di amici o colleghi disposti a rischiare nel progetto ferma invece l’11,1% degli aspiranti imprenditori.

Sembra un paradosso, ma la crisi genera una delle risorse più importanti per l’economia italiana: il desiderio di imprenditorialità, di esprimere i propri talenti per creare nuove opportunità lavorative” ha commentato Federico Barilli, Segretario Generale di Italia Startup. “Solo per 2 aspiranti imprenditori su 10 il momento economico sfavorevole è un limite; per la maggior parte di loro, basterebbe trovare un adeguato finanziamento per creare una nuova realtà produttiva. Questa indagine diventa dunque un forte richiamo per le aziende consolidate, i settori maturi, soprattutto del Made in Italy, a investire nelle startup: è invito a contaminarsi con i nuovi modelli di business offerti dalle tecnologie digitali, un vero e proprio asset competitivo per il nostro Paese, capace di attrarre l’iniziativa imprenditoriale dei più giovani”.

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Il fenomeno Ruzzle

Prendi un dispositivo touch connesso alla Rete (14 milioni di utenti oggi in Italia), un vecchio gioco semplice e molto popolare in passato (Il Paroliere), mettili in un app e condisci tutto con un po’ di social: ecco a voi il successo di Ruzzle.

Se n’è parlato molto nelle ultime settimane e il fenomeno ha davvero assunto proporzioni significative: una ricerca di Human Highway di febbraio 2013 indica nella cifra di otto milioni il numero di italiani che conoscono il gioco e in 4,5 milioni il numero di giocatori abituali.

La conoscenza e la pratica del gioco è particolarmente concentrata nei giovani (oltre tre giovani di meno di 24 anni su quattro conoscono Ruzzle) e scende in modo progressivo all’aumentare dell’età. Due terzi dei giocatori ha meno di 34 anni e si nota una leggera prevalenza di ragazzi rispetto alle ragazze.

Mentre la conoscenza di Ruzzle è più diffusa al Sud, l’utilizzo della app di gioco non dipende dalla latitudine ed è piuttosto uniforme in tutto il territorio nazionale. I giocatori di Ruzzle si trovano generalmente nelle città grandi e medio-grandi e il gioco è meno diffuso tra gli abitanti dei piccoli centri.

Sull’onda del successo è già stato indetto il primo campionato italiano di Ruzzle e il gioco potrebbe approdare in TV con un format costruito su misura.

I risultati della ricerca sono disponibili su SlideShare.

Caro Babbo Natale…

È ormai il quinto anno che – in occasione del Natale – Human Highway saluta  i propri panelisti con una speciale ricerca: cosa vorrebbero chiedere a Babbo Natale? L’iniziativa è stata molto apprezzata e nel giro di cinque rilevazioni (dal 2008 al 2012) ha raccolto 20.000 lettere a Babbo Natale. I contenuti delle lettere permettono di capire in profondità l’universo di desideri, le aspettative degli italiani e il loro evolversi e mutare nel tempo.

Di seguito alcune considerazioni e spunti di riflessione tra il serio e il faceto (per ulteriori approfondimenti c’è una presentazione su SlideShare):

1.    Lavoro, salute, serenità, soldi e casa sono, in tutte le rilevazioni effettuate, i primi cinque desideri più citati degli italiani. Tra le altre cose più desiderate si trovano anche un’auto nuova, un viaggio, oggetti hi-tech, l’immancabile sogno di vincere al superenalotto (o lotteria che sia), la “felicità in famiglia” e l’intramontabile speranza della “pace nel mondo”. Fin qui niente di nuovo: escludendo i nuovi oggetti hi-tech, i desideri che esprimono gli italiani nel 2012 non appaiono molto diversi da quelli che – plausibilmente – erano i desideri dei loro padri (e forse nonni).

2. C’è però qualcosa di cui occorre tener conto. Negli ultimi cinque anni è cambiato significativamente il ranking dei regali più richiesti: se nel 2008 il primo desiderio era la voglia di serenità, seguito da buona salute e poi un bel lavoro, con l’inasprirsi della crisi economica e occupazionale è invece aumentata sempre più la quota di quanti per Natale vorrebbero ricevere, più che la serenità e la salute, un posto di lavoro. Anche quanti hanno un posto di lavoro desiderano una maggiore tranquillità e la sicurezza di un posto fisso, stabile e/o adeguatamente retribuito. Insieme al lavoro cresce negli anni anche la richiesta di ricevere in regalo dei soldi che permettano di realizzare sogni irraggiungibili ma anche – più semplicemente – di estinguere il mutuo o di pagare le tasse.

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3. L’Italia è un paese ricco di differenze ma ce n’è una su tutte (e chi fa il nostro lavoro lo sa bene!) che funziona sempre: le differenze tra uomini e donne. Nella maggior parte delle indagini sulla popolazione – e ancora di più  quando si studiano aspettative, desideri e visioni del mondo più che comportamenti e stili di vita – la distinzione tra uomini e donne delinea sempre un netto confine di valori (talvolta anche in contrapposizione) e alimenta molti degli stereotipi e dei luoghi comuni di sempre.

Per esempio: quando esprimono un desiderio le donne pensano molto più di frequente degli uomini all’ambito degli affetti, alla famiglia, all’amore e alla casa (una casa se ancora non la si possiede o una casa nuova o una casa rinnovata da condividere con chi si ama). Anche la “serenità” è un desiderio tipico delle donne così come la voglia di viaggiare e di una vacanza rilassante.  I desideri tipici degli uomini sono invece meno legati alla sfera affettiva e più legati a quella materiale e funzionale: i soldi o un lavoro meglio retribuito, un’auto nuova, oggetti tecnologici e – se proprio bisogna dire qualcosa di immateriale – la “pace nel mondo” più che la “serenità in famiglia”.

4. Sempre a proposito di stereotipi (che puntualmente si confermano) ma anche di tematiche più serie come divisione dei ruoli e distribuzione dei compiti tra uomo e donna: pensando al “regalo che non è ancora stato inventato”, una donna su tre vorrebbe ricevere in dono il colf robot cioè un robottino tutto fare che stira, lava, pulisce e riordina mentre un uomo su tre sogna la macchina del tempo per poter tornare indietro di 10 anni…

5. Ancora in relazione al regalo che non esiste (ma che si vorrebbe ricevere per Natale), uomini e donne concordano nel desiderare più di tutto il teletrasporto, cioè la possibilità di percorrere in poco tempo ampie distanze. Nella vita e nelle esigenze quotidiane gli uomini e le donne si assomigliano mentre nelle aspettative, nei desideri e nei sistemi valoriali emergono le maggiori differenze.

Il rapporto tra gli italiani e il patrimonio culturale del paese

In occasione del lancio della campagna del FAI “Ricordati di salvare l’Italia”, Human Highway ha condotto un’indagine sul rapporto tra gli italiani e il patrimonio culturale del paese.
I risultati della ricerca, svolta su un campione di 1.275 individui tra 18 e 64 anni, sono stati discussi a Roma il 3 Ottobre 2011 in occasione della conferenza stampa di presentazione della campagna.

Le icone del patrimonio artistico e naturalistico italiano:

  • il pensiero del bello che ci circonda va in primo luogo al patrimonio artistico (in due casi su tre) e poi a quello naturalistico (un caso su quattro).
  • Una quota marginale di rispondenti lega il patrimonio italiano a categorie meno convenzionali (piatti tipici, eccellenze dell’industria, cultura popolare etc.)
  • nel ranking di Top of Mind del patrimonio artistico troviamo ai primi posti i luoghi simbolo del paese, le “cartoline d’Italia”: Colosseo, Fontana di Trevi, Torre di Pisa. Edifici non religiosi e monumenti raccolgono il 33% della prima citazione spontanea, seguiti dalle chiese (9,5%), le città e i borghi (6,2%) e particolari luoghi delle città (5,8%).
  • Con percentuali inferiori compaiono i luoghi della natura: il mare (3,6%), le Dolomiti (2,1%), le coste più famose, le montagne e i parchi naturali.
  • Nella citazione Top of Mind le donne si dimostrano più attente ai particolari e meno iconiche degli uomini: questi citano con maggior frequenza i luoghi simbolo mentre il catalogo di citazione delle donne è più ampio e meno scontato.
  • Nel confronto di genere si nota che negli uomini prevalgono le citazioni della montagna e delle eccellenze non artistiche (industria, cucina)
  • Al crescere del livello di istruzione diminuiscono le citazioni dei luoghi “cartolina” e aumentano quelle relative alle bellezze naturalistiche del Paese.

Il legame affettivo con il patrimonio artistico e naturalistico italiano è molto forte e radicato:

  • La prima sensazione suscitata dall’idea di perdere il proprio luogo simbolo del patrimonio italiano, naturalistico o artistico, è di forte ingiustizia.
  • Emergono quindi due sfere molto distinte legate alla tipologia di luogo che si è detto di amare: per i luoghi dell’arte è forte il valore sentimentale («Come se avessi perso un oggetto di famiglia»), la sensazione di sentirsi defraudato e senza la perdita di storia e cultura (impoverimento del capitale sociale). Il legame con i luoghi della natura, invece, è più intimo: nel caso di perdita del patrimonio naturale entrano in gioco la tristezza e la solitudine («Come se fosse venuta a mancare una persona cara»)
  • La rabbia come risposta alla perdita del patrimonio di bellezza è un sentimento tipico e prevalente nei giovani e tende a scendere al salire dell’età (e anche del grado di istruzione). Al crescere dell’età, infatti, comincia a prevalere la desolazione e lo scoramento, indice di una maggior consapevolezza che la bellezza che ci circonda è un bene prezioso, sia per il benessere sociale che per gli aspetti economici e culturali che vi sono connessi

Il patrimonio italiano e la sua tutela:

  • Della tutela del patrimonio italiano se ne deve occupare lo Stato (57%) e gli enti locali (52%), ma anche ognuno di noi (47%). Emerge in maniera evidente questa necessità di partecipare tutti affinché se ne possano vedere i benefici.
  • L’interesse per la tutela del patrimonio italiano è elevato. Per esempio, il 73% dichiara di ricordare bene il crollo di Pompei del 2010 e solo l’8% del campione ne ignora la storia. Il riferimento al caso concreto del crollo di Pompei conferma le sensazioni raccolte nelle dichiarazioni ipotetiche sulla scomparsa dei luoghi cari: alla vicenda di Pompei si legano reazioni di rabbia, dolore, delusione, tristezza oltre all’emergere di una nuova dimensione, l’imbarazzo per l’accaduto.
  • Più del 40% dei rispondenti crede che il patrimonio italiano attualmente si trovi in uno stato non accettabile (viceversa, per il 18% si trova in buono stato).

Agire per tutelare il patrimonio e aumentare il proprio benessere:

I rispondenti concordano sul fatto che vedere un bel paesaggio o una bella opera d’arte renda più felici, prendersi cura delle cose belle che ci circondano aumenta il benessere di tutti, e che bisogna tutelare il patrimonio italiano come uno dei migliori investimenti sul futuro. E ancora è altissimo l’accordo sul fatto che se non tuteliamo il patrimonio italiano sarà impossibile poi ricreare le bellezze perdute; bisogna salvaguardare il patrimonio per le future generazioni.
La bellezza dell’ambiente che ci circonda influisce sul benessere della vita quotidiana. Questo è vero soprattutto per chi vive al Centro/Nord, per le donne, per chi è più adulto e più istruito.
La tutela del patrimonio artistico e naturalistico è quindi fondamentale per il benessere quotidiano. Sull’importanza della tutela sono più convinti al Centro/Sud (forse luoghi meno curati, dove si vive di più l’abbandono) e in questo caso non vi è differenza a livello culturale, è un pensiero condiviso.
Un rispondente su 3 fa un appello spontaneo e diretto: bisogna agire subito per salvaguardare il patrimonio italiano!