L’informazione pernegrafica online

Nel dibattito in corso in questi giorni sul tema della post-verità e della diffusione di notizie false o tendenziose in Rete (le cosiddette bufale) manca un’informazione fondamentale, di natura quantitativa: quante bufale si producono e quanto sono condivise sui Social Network? Qual è il peso di questo tipo d’informazione in relazione a quello delle testate online che fanno capo a gruppi editoriali noti e riconosciuti?

La misura dei volumi di produzione e la stima dell’influenza delle bufale nel panorama dell’informazione online è un lavoro possibile qualora siano disponibili i seguenti dati:

  • l’insieme di siti Web (testate) sui quali vengono pubblicati gli articoli
  • il censimento degli articoli pubblicati da ogni testata
  • il numero di condivisioni degli stessi articoli sui Social Network

La fase di individuazione delle fonti delle bufale è alla base del successivo lavoro di raccolta delle informazioni sui contenuti. In realtà, il termine bufala connota un articolo e non una testata. E’ quindi difficile parlare di siti Web che pubblicano esclusivamente bufale. Non tutte le notizie sono false, non tutte le notizie sono verificabili e, anche qualora lo fossero, non c’è un modo rigoroso e veloce per determinarne la veridicità. Inoltre, leggendo lo stile editoriale di molte sedicenti testate d’informazione online, si nota che gran parte degli articoli non riportano notizie false ma presentano i fatti in modo distorto, orientato in modo ossessivo al supporto di tesi pregiudiziali impregnate di derisione, odio e malignità, mania di persecuzione, gusto morboso.

La distorsione della realtà e la pubblicazione di notizie false o imprecise è un problema che, in qualche misura, riguarda tutte le testate di attualità. Possiamo supporre che esista una quota fisiologica di questo tipo di notizie nella produzione giornalistica, dovuta a errori e leggerezze nella verifica delle fonti, uno stile narrativo iperbolico di alcune firme, l’impronta editoriale della testata. Tuttavia, la concentrazione di articoli falsi e distorti è diversa da testata a testata e per alcune di esse risulta molto superiore al valore fisiologico. Ciò consente di definire un insieme di siti Web il cui modello informativo e di business è guidato dalle “dinamiche della bufala” (o del clickbaiting): la volontà di presentare i fatti in modo distorto per ragioni politiche o ideologiche, la produzione di contenuto attrattivo a fini pubblicitari, la costruzione di un network mediatico da utilizzare in caso di necessità.

Più che di siti di bufale in questi casi dovremmo parlare di siti pernegrafici(1): il contenuto offerto da questi siti Web è costruito per attrarre e vendere le persone che li frequentano. La vendita dei lettori avviene con il sistema della pubblicità online (una vendita, diciamo, diretta) o con l’influenza culturale e politica (vendita indiretta). Si potrà obiettare che questo è esattamente il modello sul quale è nata e si è sviluppata l’industria giornalistica del secolo scorso e che anche oggi ne determina le dinamiche di fondo. E’ un’obiezione fondamentale, sulla quale si potrebbe sviluppare un dibattito che ci porterebbe lontano dall’obiettivo di questa analisi, esclusivamente dedicata alla stima quantitativa del fenomeno. Possiamo però rilevare il fatto che gran parte dei siti pernegrafici non sono respons-abili, nel senso etimologico del termine: non sono capaci di rispondere a eventuali richieste di chiarimento, precisazioni e correzione di quanto pubblicato. Gli articoli, infatti, non sono firmati, non esiste una redazione e spesso, a parte un indirizzo eMail, non è possibile contattare l’editore.

Terminate le premesse, torniamo occuparci della misura dell’influenza dei siti pernegrafici. La BlackList di Bufale.net fornisce l’elenco che è stato utilizzato nei dati che seguono. Si tratta di domini classificati come siti di disinformazione medica, scientifica, politica, religiosa e razziale, siti di scandali e complotti.

Visite ai siti Web nel mese di novembre 2016, da desktop e dispositivi mobili (fonte: SimilarWeb)

Visite ai siti Web nel mese di novembre 2016, da desktop e dispositivi mobili (fonte: SimilarWeb)

Il numero di visite mensili da desktop e da dispositivo mobile è stato ottenuto grazie ai dati di SimilarWeb. L’insieme dei 129 siti pernegrafici ha ottenuto nello scorso mese di novembre 23,7 milioni di visite, il 63,8%  delle quali provenienti da un Social Network (nel 98% dei casi si tratta di Facebook). I Social sono quindi la principale forma di traffico e, se sommata all’organic search (ovvero al contributo di Google), si giunge alla conclusione che quasi 4 visite ai siti pernegrafici su 5 sono promosse da Google e Facebook.

Il traffico Web complessivo non è particolarmente elevato ma si ricordi che non comprende la quota di attenzione e lettura prodotta esclusivamente sui social, senza la visita al sito Web della fonte. Con i dati a disposizione non è possibile stimare il numero di letture sui social per ogni lettura sul sito Web della testata. Dal momento che i contenuti delle testate pernegrafiche sono fortemente radicati nei social – e da questi redistruibuiti – è ragionevole ritenere che il dato di visita ai siti Web sia una frazione del numero di contatti che essi riescono a sviluppare con la propria audience.

A confronto con i 93 siti editoriali più popolari in Italia (le testate d’informazione responsabili, con redazione e giornalisti), il traffico Web dei siti pernegrafici è pari a meno di un ventesimo.

Le 93 testate editoriali esaminate, infatti, sviluppano nello stesso mese di novembre 569 milioni di visite da desktop e mobile sui propri siti Web. A differenza dei siti pernegrafici, la provenienza di traffico sulle testate editoriali da social è limitata al 13,3% e la principale fonte di traffico è la richiesta diretta del lettore (43%). Google a Facebook portano ai siti Web editoriali il 42,6% del loro traffico.

La produzione editoriale dei 129 siti pernegrafici individuati da Bufale.net è stata monitorata da UACMeter per 18 giorni, analizzando il numero di condivisioni sui social network di ogni articolo pubblicato nelle homepage degli stessi siti.

Per ogni articolo è stato quindi ottenuto il numero di condivisioni su Facebook, Google+ e LinkedIn (Twitter non consente più di ottenere questo dato dal novembre 2015). Per ragioni ancora da chiarire, solo per 81 dei 129 siti sono stati rappresentati nei dati di UACMeter. La produzione editoriale nei 18 giorni di osservazione è pari a 15mila articoli, ovvero 800 per giorno, e ha sviluppato 350mila condivisioni per giorno.

Nello stesso periodo i siti editoriali producono 56mila articoli che raccolgono 19 milioni di condivisioni. Il numero medio di condivisioni per articolo risulta maggiore sui siti pernegrafici rispetto ai siti editoriali (409 vs 339).

In definitiva si può concludere che l’influenza dell’informazione pernegrafica è una frazione di quella dei grandi newsbrand di derivazione cartacea, televisiva e online. Ogni 3,7 articoli pubblicati sulle testate editoriali di attualità ne compare uno sulle testate pernegrafiche e ogni 3,1 condivisioni sui social di articoli di testate editoriali ne viene condiviso uno pubblicato da una testata pernegrafica. Il traffico Web delle testate editoriali è decisamente superiore a quello delle testate pernegrafiche ma queste ultime risultano molto più radicate nei social ed è ragionevole supporre che gran parte della lettura dei contenuti pernegrafici avvenga direttamente sui social e non sui siti Web delle testate. A parità di numero di articoli prodotti, i siti pernegrafici mostrano di essere più efficaci dei siti editoriali nell’amplificazione dei loro contenuti sui Social Network.

La condivisione sui social delle notizie di attualità è un proxy indicator della loro capacità di creare adesione e coinvolgimento nel lettore. Il fatto che le notizie pubblicate dai siti pernegrafici sviluppino complessivamente un terzo delle condivisioni sociali delle notizie dei newsbrand può ragionevolmente portare a concludere che questo sia il peso relativo dei siti pernegrafici nella rappresentazione e nella formazione dell’opinione pubblica all’interno del segmento di popolazione online.

 

 

(1) Da pernemi, verbo greco che significa “mi vendo”, usato, tra l’altro, anche nel caso della vendita e traffico di schiavi con paesi stranieri.

Newsruption 2016

Dopo 15 anni di trasformazioni, la distribuzione d’informazione di attualità sembra essere giunta a un nuovo punto di equilibrio. Il nuovo scenario è ancora dominato dai soggetti che lo avevano costruito nell’era pre-digitale ma è abitato dai nuovi editori “pure digital”, nuovi intermediari (aggregatori e motori), nuovi soggetti distributivi e di partecipazione (social, App). L’online è cresciuto a discapito della carta ma le testate che dominavano la scena all’epoca della carta sono ancora forti nell’online. C’è stato un conflitto di mezzi ma non di testate. La novità dell’online è l’emergere di una nuova meta-testata, Facebook, la cui forza informativa è oggi paragonabile a quella di tutte le testate d’informazione online. L’informazione televisiva, invece, ha conservato gran parte del peso e della centralità di cui godeva 15 anni fa e l’efficacia informativa del mezzo continua a essere incomparabilmente superiore a quella di tutti gli altri mezzi, anche nel target degli utenti Internet, più esposto alle alternative offerta dal digitale e meno tele-centrico.

 

L’aggiornamento del 2016 dei dati di Newsruption mette in risalto tre risultati:

  1. la crescita del pubblico dell’informazione online di attualità. Il numero di persone che si dichiarano lettori abituali d’informazione di attualità online è salito dai 13 milioni di individui del 2010 agli oltre 17 del 2016. La crescita è guidata dalle App ma i quotidiani sul Web, nel complesso, hanno guadagnato 4 milioni di lettori negli ultimi sette anni.
  2. l’influenza dei social network nella generazione di conoscenza dei fatti è costante da 3 anni. I Social Network hanno un ruolo rilevante nella capacità informativa (13,8 utenti Internet ogni 100 apprendono una notizia rilevante dai social) ma non superiore a quello dei quotidiani online (22,7 su 100) e molto lontano dai media tradizionali, in particolare la TV (54,1 su 100, tra le quali 45 informate dalla TV).  NOTA: i numeri si riferiscono al primo contatto con una notizia e non alla costruzione dell’opinione, tema assai più complicato da misurare e interpretare.
  3. la condivisione delle notizie di attualità sui Social Network è stata esplosiva dal 2011 al 2015, quando il numero medio di condivisioni per articolo è più che triplicato, arrivando l’anno scorso a sfiorare il milione di unità nel giorno medio. Nei primi 10 mesi del 2016 il numero di condivisioni ha superato il milione per giorno ma ora mostra un tasso di crescita molto più contenuto rispetto al passato. La condivisione degli articoli sui Social Network è dominata da Facebook, con 97 segnalazioni su 100. Il resto si divide tra Twitter, LinkedIn e Google Plus e le quote dei social minori sono variabili in funzione della testata, come è stato mostrato in Newsruption.20161127_e

Le persone che fanno esperienza di lettura dei quotidiani nelle tre forme (via App, su carta e sul Web) possono indicare la soluzione preferita per leggere le notizie della giornata: la loro scelta ricade sempre più sulle App (41%) che sulla carta (17%). Il favore verso l’App è cresciuto negli ultimi anni mentre è rimasto costante quello verso la carta, a indicare uno «zoccolo duro» di lettori del formato cartaceo. Chiaro anche il segnale che viene dalla terza possibilità, la lettura sul Web: la quota di quanti preferiscono questo canale è in costante diminuzione passando dal 42% nel 2012 al 26% del 2016.

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Risposta alla domanda “Immagina di avere un po’ di tempo libero la sera per leggere le notizie della giornata. Potendo scegliere, preferiresti sfogliare le notizie…”

 

AdBlock e fastidio

I dati presentati nella ricerca italiana sull’AdBlock, ai quali ha contribuito anche Human Highway, descrivono un fenomeno di proporzioni significative anche se non particolarmente preoccupante. La stima della quota di pagine sulle quali agisce il blocco pubblicitario è nell’intorno del 10-15%, maggiore sui PC e più contenuta sui dispositivi mobili. I risultati mostrano però che diversi milioni di italiani hanno deciso di ricorrere all’AdBlock per limitare l’afflusso dei contenuti pubblicitari nelle pagine Web che consultano: talvolta per il fastidio, altre per la velocità di navigazione o, infine, nel caso dei dispositivi mobili, per contenere il consumo di banda e batteria. La motivazione che richiama il tema del fastidio è prevalente tra gli utenti italiani e segnala l’esistenza di un segmento che ha attivato una protesta silenziosa contro l’affollamento eccessivo e l’invasività di alcuni formati pubblicitari. Le persone che hanno violato il “patto pubblicitario” con gli editori installando l’AdBlock ritengono che il patto stesso è stato violato prima da alcuni siti Web perché applicato oltre i limiti del ragionevole. Il patto pubblicitario, che prevede la gratuità dei contenuti a fronte della presenza di inserzioni pubblicitarie, è in generale compreso e approvato, anche dagli stessi utenti di AdBlock. La protesta di chi installa l’AdBlock non si riferisce al patto in sé ma alla sua applicazione nei fatti.

Da questa prospettiva l’AdBlock sul PC è una reazione all’eccessivo affollamento e fastidio della pubblicità sul Web e le ragioni dell’adozione dell’AdBlock dovrebbero essere meno sentite se il fastidio diminuisse e la leggibilità dei siti migliorasse.

La linea rossa si riferisce all’indice di fastidio (aprile 2016 = 100) e fa riferimento alla scala di sinistra; in blu la media degli annunci bloccati per sito segnalati da AdBlock su Chrome

Per questo motivo abbiamo misurato dallo scorso aprile l’indice di fastidio, un parametro che riassume la difficoltà di lettura dei contenuti dei siti Web causata dall’affollamento e dal fastidio dei formati pubblicitari utilizzati. Ad ogni formato è associato un “peso” di fastidio, misurato sulla base delle dichiarazioni di un campione di utenti, dalle quali risulta, per es., che il fastidio prodotto da un overlay è nove volte superiore a quello della background skin. L’indice di fastidio complessivo è prodotto dalla combinazione dei pesi di fastidio dei singoli formati presenti su ogni sito Web, ponderato per il traffico sviluppato dallo stesso sito (visite mensili da desktop e mobile).

L’indice è stato ottenuto analizzando 26 siti d’informazione online, dalle testate dei grandi quotidiani ai nuovi siti d’informazione “all digital”. La realizzazione dell’indice proseguirà nei prossimi mesi, di pari passo con l’analisi di tendenza dell’adozione dell’AdBlocking in Italia, per verificare se le iniziative annunciate dagli editori avranno l’effetto di produrre una migliore leggibilità dei contenuti.

L’attenzione dei giornali e dei lettori ai personaggi politici

Gli articoli prodotti nel 2015 e individuati da UACMeter su 106 grandi siti d’informazione online sono quasi un milione, per la precisione 964mila e in crescita del 2,9% rispetto al 2014.

La quota principale di articoli (15,9 su 100) è dedicata all’economia, agli affari e alla finanza e risulta in leggera crescita rispetto al 2014. Oltre metà degli articoli è prodotta in una delle prime 4 categorie. Le categorie interessate dal maggior incremento di attenzione nel 2015 (+20% circa) sono state «Scienza, Tecnologia», «Istruzione» e «Agitazioni, Conflitti, Guerre». Si nota invece il calo degli articoli che parlano di «Disastri e Incidenti», «Lavoro» e «Politica».

Trend della produzione editoriale per tema – Confronto delle quote della produzione nel 2015 e nel 2014 (Base: tutti gli articoli di ciascun anno)

Trend della produzione editoriale per tema – Confronto delle quote della produzione nel 2015 e nel 2014 (Base: tutti gli articoli di ciascun anno)

A una crescente di produzione di articoli si accompagna generalmente un aumento di condivisioni sui social network. Gli articoli pubblicati dai 106 grandi siti d’informazione online sono stati condivisi quasi 400 milioni di volte nel 2015 (un numero più che doppio rispetto al 2014).

La quota principale di condivisioni è stata dedicata (14,1 volte su 100) è dedicata all’”Arte, Cultura e Intrattenimento” e risulta in leggera crescita rispetto al 2014. Anche nel caso delle condivisioni, oltre la metà del totale è prodotta in una delle prime 4 categorie. Le categorie interessate dal maggior incremento di condivisioni nel 2015 sono state «Agitazioni, Conflitti e Guerre» (+50% rispetto al 2014), «Tempo libero» (+38%), «Ambiente» (+18%) e «Sport» (+16%).

Trend della quota di condivisioni sui social degli articoli del 2014 e 2015, per tema (Base: tutti gli articoli di ciascun anno)

Trend della quota di condivisioni sui social degli articoli del 2014 e 2015, per tema (Base: tutte le condivisioni di ciascun anno)

La variazione della quota dei due indicatori, produzione e condivisione, può essere analizzata in un unico diagramma nel quale le categorie si dispongono nei quadranti in relazione alla crescita o diminuzione della loro quota relativa di produzione e condivisione nel 2015 rispetto al 2014.

Mappa delle variazioni della quota di produzione e condivisione degli articoli pubblicati nel 2014 e 2015: l'ampiezza della bolla che rappresenta una categoria corrisponde al numero di articoli prodotti sul tema

Mappa delle variazioni della quota di produzione e condivisione degli articoli pubblicati nel 2014 e 2015: l’ampiezza della bolla che rappresenta una categoria corrisponde al numero di articoli prodotti sul tema

La mappa consente così di individuare quattro segmenti: nel primo quadrante di trovano i temi che sono stati oggetto di maggior attenzione nel 2015 rispetto al 2014 e questo ha prodotto un aumento della quota corrispondente di condivisioni. Nel II quadrante sono presenti le categorie che, pur avendo avuto meno copertura mediatica (meno produzione) nel 2015 rispetto al 2014, hanno avuto un incremento della quota di condivisioni (la loro “temperatura” è quindi notevolmente aumentata). Nel III quadrante si trovano le categorie per le quali è diminuita sia la copertura mediatica che il numero di condivisioni e, infine, il IV quadrante è popolato da temi più trattati nel 2015 rispetto al 2014 ma con una quota inferiore di condivisioni (temi per i quali c’è stato un relativo raffreddamento della loro temperatura).

Tra le 17 categorie esaminate si trova al quarto posto in ordine di produzione di articoli la categoria della «Politica». Gli articoli riferibili a questa categoria sono stati 117mila nel 2015 (contro i 126mila nel 2014) e la produzione (attenzione dell’agenda mediatica) è calata nell’ultimo anno rispetto al precedente. Anche la quota di condivisioni è calata di circa il 12%.

I personaggi citati negli articoli di politica – Confronto della quota delle citazioni nel 2015 rispetto al 2014

I personaggi citati negli articoli di politica – Confronto della quota delle citazioni nel 2015 rispetto al 2014

Negli articoli di Politica del 2015 sono stati individuati oltre 100.000 nomi di persone: il 10% degli articoli di Politica non cita alcun nome mentre, all’altro estremo della distribuzione, il 10% degli articoli cita 10 o più nomi di individui. I due personaggi più frequentemente citati (Matteo Renzi e Silvio Berlusconi) perdono copertura mediatica nel 2015 a favore di Matteo Salvini, Sergio Mattarella, Ignazio Marino , David Cameron e Paolo Gentiloni. I cali più significativi riguardano Giorgio Napolitano, Beppe Grillo e Angelino Alfano.

La mappa mediatica dei personaggi presente sull’asse delle X la variazione della quota di produzione degli articoli che li menzionano e in ordinata il tasso di crescita (in alto) o diminuzione (in basso) della quota di condivisioni degli stessi articoli. I personaggi inseriti nella mappa sono i 58 nomi più ricorrenti negli articoli di Politica pubblicati nel 2015 (il 30% degli articoli nomina almeno uno di questi nomi).

Mappa dei trend dei principali personaggi associati agli articoli che parlano di politica – Confronto della variazione quota di produzione e condivisione tra il 2014 e il 2015

Mappa dei trend dei principali personaggi associati agli articoli che parlano di politica – Confronto della variazione quota di produzione e condivisione tra il 2014 e il 2015. La dimensione del cerchio è proporzionale al numero complessivo di condivisioni sui social network degli articoli in cui il personaggio viene citato.

Alcuni personaggi (posizionati a destra nella mappa) hanno raccolto molta più attenzione nel 2015 rispetto al 2014: è il caso del notevole incremento delle citazioni di Sergio Mattarella. Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono caratterizzati da un aumento di attenzione mediatica (ovvero un aumento della quota di produzione degli articoli ) e da un aumento ancora più consistente della quota di condivisioni degli articoli a loro dedicati. Enrico Letta e Giorgio Napolitano sono le due figure per le quali è stato più evidente il calo di attenzione nel 2015, seguite da Beppe Grillo e Graziano Delrio.

Human Highway utilizza i dati di UACMeter per lo studio di scenario di progetti di branded content, l’analisi di efficacia delle azioni di comunicazione di personaggi e brand e l’analisi dell’evoluzione del consumo dell’informazione di attualità online (per questo tema potrebbe interessarti la lettura di Newsruption, disponibile per il download sul sito di Human Highway)

Le notizie più condivise del 2015

Dal 2010 i siti Web d’informazione sono definitivamente pluggati nei social.
Dai Social Network dipende ormai una quota consistente del loro traffico Web. In media, ogni due letture di un articolo raggiunto dall’homepage di un sito d’informazione si rileva una lettura del medesimo articolo segnalato con un link sui social. L’invito a condividere un contenuto online sui social è una dinamica che ha compiuto otto anni due mesi fa. Il bottone “Like”, infatti, è stato introdotto per la prima da FriendFeed nell’ottobre del 2007. Facebook ha lanciato il suo «pollice alzato» nel febbraio del 2009 e Twitter nell’agosto del 2010. Sono quindi arrivati LinkedIn a fine 2010 e Google (Plus) per ultimo, nell’agosto del 2011.

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La tendenza del fenomeno in Italia è esplosiva: in tre anni il numero medio di condivisioni per articolo è quasi triplicato e negli ultimi mesi del 2015 il numero di condivisioni è sempre stato compreso tra il milione e il milione e mezzo al giorno, un aumento del 90% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e anche rispetto ai primi mesi di quest’anno.

La grandissima parte delle condivisioni (oltre il 95%) è prodotta su Facebook, quindi su Twitter e in misura minore su Google+ e LinkedIn. La quota di Facebook è arrivata a un livello tale che ormai si può ritenere che esso sia diventato l’hub dell’informazione online, il luogo in cui converge la produzione editoriale e dal quale si genera una quota consistente del traffico diretto ai siti d’informazione.

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Il profilo dell’attività durante l’anno conferma la stagionalità dell’attività di condivisione: più debole nei mesi invernali, più intensa nei mesi estivi. La linea blu del grafico rappresenta (in milioni di unità) le condivisioni mensili prodotte su Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn e relative agli articoli pubblicati dalle 100 testate editoriali più popolari del Web italiano. Il volume di condivisioni dipende, ovviamente, dal numero di notizie pubblicate. Per questo motivo è interessante esaminare il numero medio di condivisioni per articolo (linea rossa, scala di destra), rapporto tra le condivisioni e il numero di articoli prodotti: al crescere del numero medio di condivisioni per articolo cresce la partecipazione dei lettori, la viralità della notizia e la rilevanza del tema trattato.

E quali sono gli articoli più condivisi nel 2015? Ecco qui i primi 200.

L’agenzia ideale di IF!


Attenzione al merito e al talento, cultura del rispetto, condivisione e buon esempio. Questi i valori che deve esprimere l’agenzia ideale secondo i partecipanti alla ricerca che Human Highway ha condotto durante IF! Italians Festival, tenutosi a Milano dal 5 al 7 novembre 2015.

La ricerca (qui su SlideShare) è stata lanciata in occasione del Festival per sondare l’opinione sia dei professionisti della comunicazione sia dei clienti su come dovrebbe essere la migliore agenzia in cui e con cui lavorare – Best Agency To Work (in and with).20151120_A

“Nell’opinione degli intervistati l’elemento più importante è l’attenzione al merito e al talento: dare ascolto alle idee di tutti e riconoscere il merito di chi apporta valore, indipendentemente dal ruolo. Ciò può avvenire solo in un contesto che fa sentire le persone libere di esprimersi e di portare il proprio contributo – spiega Guia Benazzi, Partner di Human HighwayQuesta è l’evidenza più rilevante emersa dalla ricerca, che  è stata condotta coinvolgendo gli intervistati attraverso tutti i touch point attivati da IF! 2015: nella sede del Festival tramite tag NFC, con alcuni post dedicati su Facebook, con QR code e url abbreviato sui volantini, con la condivisione su Twitter degli stessi partecipanti. Ben il 40% delle compilazioni è stato prodotto da dispositivi mobili”.

20151120_CLa ricerca ha identificato in sintesi i 6 pilastri dell’agenzia ideale, che sono,  in ordine di importanza: attenzione a merito e talento (33% del campione), cultura del rispetto (21,6%), condivisione e ascolto (17,2%), percorsi formativi (10,9%), fama e prestigio (9,5%), aspetti logistici e pratici (4%). Il rispetto è il tema più sentito dalle mentre gli uomini sono più sensibili a fama e prestigio. L’attenzione al merito e al talento è molto importante soprattutto per le persone che lavorano da meno tempo (meno di due anni) mentre fra chi ha un’esperienza di oltre 15 anni il tema più rilevante è quello della condivisione e dell’ascolto.

E i clienti? Sicuramente apprezzano l’agenzia che è in grado di far esprimere al meglio il  talento dei professionisti e che riesce a valorizzare il contributo di ognuno. Ma valutano anche fama e prestigio e gli aspetti logistici e pratici, come la bellezza degli uffici o la centralità della sede.20151120_B

 “Ritengo estremamente importante che al sondaggio abbiano partecipato non solo le agenzie ma anche i clienti – commenta Emanuele Nenna, Vice Presidente di ASSOCOM – Le loro risposte confermano che la qualità che si aspettano dalle agenzie partner si basa principalmente sulle idee e il talento creativo. E noi sappiamo che il talento si può esprimere solo in un contesto fatto di rispetto, ascolto e valorizzazione reciproca, che sono gli aspetti più votati dai professionisti. Il cerchio si chiude e fornisce a tutti noi, agenzie e clienti, un’indicazione precisa dei valori che dobbiamo impegnarci a coltivare per tornare a produrre una comunicazione di qualità”.

300M€ blockati

Il PC è utilizzato dalla quasi totalità degli utenti Internet italiani (oltre 94 su 100) e anche se negli ultimi anni è aumentata la quota di individui «mobile only» (in gran parte formata dagli utenti più giovani), il segmento degli utenti Internet non da PC rappresenta solo il 5% del totale. All’interno della categoria dei PC, le persone che utilizzano i portatili coprono un segmento di popolazione più ampio di quanti usano i Desktop.

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Limitando l’analisi ai soli utenti di Personal Computer si nota che Chrome è il browser più diffuso: quasi due utenti da PC su tre dichiarano di avere una versione di Chrome installata sul computer che utilizzano, prima di Firefox e Internet Explorer. In media si contano 1,6 browser diversi per PC. Passando a considerare le sessioni di navigazione sul Web, Chrome genera il 56,2% dei volumi, più del doppio rispetto a Firefox e oltre 5 volte quelle di Internet Explorer.

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Il 39,3% degli utenti da PC dichiara di aver installato almeno un’estensione sui browser utilizzati e nel 62,6% dei casi si tratta di AdBlock. In definitiva, il 23,2% degli utenti Internet italiani da PC ha installato AdBlock sul proprio browser: si tratta di 7,1 milioni di individui.

Il segmento di più propenso all’adozione del sistema di blocco delle pubblicità online si trova tra gli utilizzatori di Firefox e di Opera.

In termini sociodemografici e di comportamento, il profilo delle persone che usano AdBlock è estremamente ben definito: in gran parte uomini, molto più giovani della media, non responsabili di acquisto in famiglia, residenti più nel Nord che nel Sud e leggermente più concentrati nei piccoli centri piuttosto che nei grandi. Sono persone a proprio agio in Rete, con elevata disponibilità di browser e caselle eMail, sempre online, mobili, acquirenti e correntisti online, più frequentemente della media possessori di iPhone.20151111_D

Tra le ragioni che guidano l’adozione dell’AdBlocking si nota la prelavenza degli aspetti legati alla sua utilità, spesso descritta come “indispensabile” una volta compresi i vantaggi nell’esperienza di navigazione. Si apprezza anche la natura di fondo del servizio, definito come “buono”, talvolta “ottimo”, e i commenti in forma aperta di coloro che lo usano evidenziano il senso di riconoscenza per la “liberazione dalla schiavitù” di una pubblicità troppo invasiva. I giudizi relativi alla qualità del software sono generalmente positivi (leggero, efficiente, veloce, facile, stabile).

Considerato il profilo alto-consumante degli utenti di AdBlock, si può stimare che il traffico Web controllato da AdBlock in Italia sia pari a un terzo del totale, l’equivalente di circa 300 milioni di euro di mancati ricavi pubblicitari. Dobbiamo abituarci a considerare l’AdBlocking un elemento integrante dell’esperienza di navigazione sul Web e ragionare su uno scenario che in uno o due anni vedrà la maggioranza degli italiani utilizzare il sistema sui propri browser.

 

NOTA METODOLOGICA: i dati qui presentati derivano da una ricerca di Human Highway condotta nel mese di ottobre 2015 su un campione di 1.000 individui di almeno 15 anni di età, rappresentativi dei 30,6 milioni di utenti regolari di Internet, da ogni device (PC, Smartphone, Tablet, TV) e su ogni canale (Web, eMail, App)