UAC Trend 2013-2014

In Human Highway osserviamo con continuità da due anni e mezzo il fenomeno della diffusione spontanea sui Social Network degli articoli delle principali testate editoriali online in Italia. Le testate al momento sotto osservazione sono 45 e pubblicano online una media di 2.300 articoli per giorno (di più nei giorni feriali, meno nei weekend). Il sistema di rilevazione del fenomeno, UAC meter, individua gli articoli pubblicati sui siti delle testate e ne misura la popolarità sociale in termini di numero like, share, tweet/retweet, plus prodotti dai lettori su Facebook, Twitter e Google Plus.

Numero di condivisioni per giorno degli articoli individuati sulle testate sotto osservazione

Numero di condivisioni per giorno degli articoli individuati sulle testate sotto osservazione

I dati acquisiti a partire da novembre 2011 consentono di descrivere la dinamica della condivisione sociale delle notizie sul lungo periodo di quasi 30 mesi. Dall’osservazione dei trend in atto possiamo individuare le seguenti evidenze:

  • L’aumento costante dei volumi: nel mese di febbraio 2014 sono state prodotte oltre mezzo milioni di condivisioni di articoli nel giorno medio, in crescita dell’80% rispetto al medesimo periodo del 2013. Nello stesso periodo gli utenti italiani dei Social Network sono cresciuti con una dinamica molto più contenuta (intorno al 10%). Dobbiamo quindi concludere che aumenta l’attività dei singoli individui e si diffonde l’abitudine di condividere in modo sempre più frequente gli articoli che si leggono sulle principali testate online;
  • La differenza tra le testate: il ritmo di crescita della condivisione è molto diverso tra le diverse testate. A parte l’aumento clamoroso de Il Mattino (30 volte in un anno), forti accelerazioni hanno riguardato Fanpage (+386%), il Messaggero (+359%), Wired (+354%). Dall’altro versante si nota la sostanziale stabilità de Il Sole 24Ore (+4% anno su anno) e l’unico dato in calo per Il Corriere (-17%).
  • La stabilità delle “quote di mercato” dei tre social network presi in esame, anzi, un leggero ulteriore passo avanti di Facebook nell’assoluto dominio del fenomeno: il 95,1% delle condivisioni di articoli nel mese di febbraio 2014 è prodotto su Facebook (era il 93,4% nel medesimo periodo del 2013) mentre la quota di Twitter passa dal 5,8% di febbraio 2013 al 3,9% di febbraio 2014. Stabile G+ con un punto percentuale di quota.
Totale delle condivisione prodotte su alcune delle maggiori testate (ordinate per numero di condivisioni nel periodo gennaio-febbraio 2014). La percentuale a destra indica ala variazione rilevata nel medesimo periodo del 2014 rispetto al 2013

Totale delle condivisione prodotte su alcune delle maggiori testate (ordinate per numero di condivisioni nel periodo gennaio-febbraio 2014). La percentuale a destra indica ala variazione rilevata nel medesimo periodo del 2014 rispetto al 2013

 

La cassa di risonanza della TV

La ricchezza e la natura campionaria dei dati di TwitLine consentono di studiare con nuove modalità le dinamiche di interazione tra le trasmissioni televisive e i twitter stream ad esse associati.

Nella settimana del 10 Febbraio, il 4% dei tweet sono stati dedicati a una trasmissione TV. Le prime tre trasmissioni in termini di reach (numero di utenti Twitter raggiunti sul totale degli utenti settimanali) sono state MasterChef, Le Iene e Servizio Pubblico. Le persone raggiunte si stimano intorno ai due milioni di unità ma le modalità con le quali i tre programmi arrivano questo risultato sono molto diverse.

L’analisi dei follower.

I numeri di questo indicatore sono notevolmente inferiori ai contatti netti, dai 100mila di MasterChef ai 600mila de le Iene.

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I tre gruppi di follower sono disgiunti. Le eventuali sovrapposizioni riguardano una minima parte dei follower di ciascuna trasmissione e questo aiuta a caratterizzare il profilo sociodemografico dei tre gruppi:

  • MasterChef: prevalentemente femminile, titolo di studio elevato, RA di prodotti per la casa, più spesso della media al Nord Ovest e nelle Isole, più concentrati nelle età medio alte (dai 45 anni in su)
  • Le Iene: leggera prevalenza maschile, titolo di studio non elevato, più spesso della media al Nord Est, Centro e Sud, particolarmente concentrati nella fascia di età 25-34 anni
  • Servizio Pubblico: prevalentemente maschile, titolo di studio elevato, più spesso della media residente nelle regioni del Centro, più presente tra i giovani (meno di 25 anni) e i giovani adulti (35-44 anni)

Dai follower alla copertura netta.

La correlazione tra follower di una trasmissione e individui colpiti dai contenuti ad essa associati è certamente positiva ma la relazione tra queste due quantità non è lineare ed è influenzata da due dinamiche, anzi tre:

  1. Il grado di coinvolgimento dei follower: i follower della trasmissione retweettano i contenuti e amplificano il messaggio inoltrandolo alla propria lista di follower. La propagazione dei messaggi dell’autore originario può essere molto efficace e moltiplicare il numero di persone colpite dai messaggi del primo autore, che generalmente coincide con la redazione della trasmissione. In questo contesto, i tweet che stimolano partecipazione e coinvolgimento sui contenuti generano una propagazione più efficace del messaggio.
  2. La produzione spontanea di contenuto degli spettatori della trasmissione. Anche i non follower producono o retweettano tweet con l’hashtag della trasmissione. L’unica differenza, in questo secondo caso, è che i contenuti sono spontanei e non prodotti dalla redazione. Qui si tratta di coinvolgere gli spettatori televisivi e spingerli a creare loro stessi del contenuto, a partire dai contenuti della trasmissione. E’ la trasmissione TV che guida la dinamica, non l’interazione tra la redazione del programma e propri follower diretti.
  3. La produzione autonoma di contenuto legato alla trasmissione da parte di alcuni grandi stakeholder dell’iniziativa mediatica. Durante la trasmissione di MasterChef, per esempio, alcuni noti marchi di prodotti alimentari producono contenuto usando l’hashtag e lo irraggiano alla loro base di follower. Questo è marketing, ma non solo, anche semplice desiderio di partecipazione. Esempi? Oltre ai tweet con #Masterchef di Barilla e Amadori troviamo a twittare la sera di giovedì 13 febbraio anche Selvaggia Lucarelli con diversi messaggi sul tema ai suoi 207mila follower, Luca Dondoni (71mila follower), Ivan Zazzaroni (114 mila follower) e tanti altri. Se decine di personaggi seguono e fanno l’endorsement del programma su Twitter, propagare il messaggio a milioni di individui diventa facile.

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Le “audience delle audience”

Il risultato è che Twitter diventa un luogo affollato di messaggi. E’ difficile rimanere esclusi dal perimetro di quanti sono toccati almeno una volta da un hashtag legato a una popolare trasmissione perché la propagazione guidata e spontanea tende a saturare lo spazio disponibile. L’analisi di sovrapposizione mostra che il segmento di utenti di Twitter più esteso (21%, poco meno di un milione di individui) è quello colpito dai contenuti relativi a tutte e tre le trasmissioni analizzate. Viceversa, solo un utente Twitter su tre non viene colpito nella settimana da almeno una delle tre trasmissioni più popolari del momento.

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La parte di utenti che interagisce col contenuto (produce, retweetta o favorisce un tweet) rimane confinata a pochi punti percentuali del totale degli esposti. Il problema è che non si capisce quanto questi spettatori attivi e interattivi possano ritenersi rappresentativi dell’intera audience del programma. Mancano, cioè, le garanzia metodologiche per poter compiere il passaggio tipico delle ricerche campionarie: dal campione all’universo. Possiamo dire che 10mila produttori di contenuto su Twitter rappresentino lo stile di visione, il gradimento e le reazioni di un insieme di telespettatori cento volte più esteso?

La risposta è no, a meno che si trovi un metodo e qualche prova per affermare il contrario. Se hai qualche idea, scrivici.

Audience TV su Twitter

Le analisi dei dati prodotti da Twitline lungo un’intera settimana mostrano che il gli hashtag associati alle più popolari trasmissioni TV interessano circa il 2% del totale dei Tweet. In alcune fasi della settimana (in particolare nella serata di giovedì) il 30% dei Tweet sono relativi a una trasmissione TV (in quella sera ci sono i due big della SocialTV, Servizio Pubblico e MasterChef) ma ogni giorno della settimana si può dire che abbia il suo hashtag televisivo di riferimento.

Il sistema di TwitLine estrae ed elabora le informazioni che trova nelle Twitter timeline degli utenti sotto osservazione e organizza le informazioni in un database, con la frequenza di aggiornamento di un’ora.

Le analisi di Twitline consentono di descrivere la popolarità di una trasmissione TV su Twitter con i classici parametri dell’analisi della comunicazione: la reach e la frequenza (da cui i GRP), lo share e l’audience, la copertura efficace e i contatti lordi, il profilo dell’audience. Inoltre, le informazioni sono arricchite con i nuovi parametri tipici del mondo social: la partecipazione proattiva, la reattività, l’influenza nella propria rete, il profilo di affinità a determinati temi d’interesse.

Qui sotto vedi elencate le 20 trasmissioni TV più popolari, in termini di Reach, nei sette giorni dal 21 al 27 gennaio 2014, Qui, invece, il report completo e interattivo.

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Una settimana di Twitter in Italia

Le analisi dei primi dati prodotti da Twitline mostrano che il flusso d’informazioni sul Twitter italiano è decisamente ricco e totalmente allineato con l’agenda mediatica del paese. Lo strumento panel-based costruito da Human Highway per l’analisi di Twitter ha analizzato un milione di tweet in una settimana e ha prodotto i primi risultati, che trovi riassunti in una pagina pubblica sul sito della società.
A una prima occhiata si nota che ci sono sostanzialmente tre famiglie di hashtag ad emergere dal flusso costante dei tweet:

  1. gli hashtag degli eventi imprevisti o straordinari (es., le dimissioni di un ministro, le manifestazioni in Egitto o Ucraina, novità dal mondo dell’attualità, della politica, dello spettacolo etc.)
  2. gli hashtag di eventi ricorrenti, generalmente su base settimanale: partite di calcio, trasmissioni TV, ricorrenze come il ff (follow friday)
  3. gli hashtag “di sottofondo”, sempre presenti con volumi paragonabili ogni giorno. Tra questi si evidenziano gli hashtag della politica (sigle di partiti, personaggi) e, con una certa sorpresa, gli hashtag geografici (i nomi delle principali città italiane)

Il sistema di TwitLine estrae ed elabora le informazioni che trova nelle Twitter timeline degli utenti sotto osservazione e organizza le informazioni in un database, con la frequenza di aggiornamento di un’ora.

Le analisi di Twitline consentono di descrivere la popolarità degli hashtag di Twitter con i classici parametri della pianificazione media quali la reach (esclusiva, cumulata) e la frequency (media e distribuzione), la copertura efficace e i GRP. Inoltre, le informazioni sono arricchite con i nuovi parametri tipici del mondo social: la partecipazione proattiva, la reattività, l’influenza nella propria rete, il profilo di affinità a determinati temi d’interesse.

Qui sotto vedi elencati i 100 hashtag più popolari, in termini di Twitter GRP, nella settimana del 20 gennaio 2014

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Twitter: quando è trendy un trending topic?

Si sa poco sul metodo che Twitter utilizza per identificare i trending topic che ci propone: l’algoritmo è troppo importante per essere divulgato al pubblico dal momento che i suoi risultati influenzano l’attenzione di milioni di individui e caratterizzano profondamente il profilo del social network come servizio d’informazione in tempo reale.

I trending topics mettono in risalto keyword e hashtag che in poco tempo guadagnano molta attenzione in una determinata area del mondo, identificata su base geografica.

Ti sarà capitato di partecipare a un convegno, un evento o una trasmissione televisiva associata a un hashtag che hai visto presto diventare trending topic su Twitter. E forse ti sei chiesto: ma quanto deve essere trendy un hashtag per diventare un trending topic? Cioè, quante persone devono partecipare alla conversazione affinché questa assurga al rango di trending?

Human Highway ha costruito uno strumento, Twitline, che è attualmente in fase di test. Sta coinvolgendo un campione di 3.000 individui all’interno del quale si trovano utenti abituali di Twitter. Un sistema di data grabbing e di parsing elabora le informazioni presenti sulle timeline degli utenti sotto osservazione e organizza le informazioni in un database, con una frequenza di aggiornamento di un’ora.

Le analisi dei dati di Twitline consentono di analizzare gli hashtag di Twitter con i classici parametri dell’analisi dei mezzi di comunicazione quali la reach (esclusiva, cumulata) e la frequency (media e distribuzione), la copertura efficace e i GRP, sia per singoli hashtag che per gruppi di hashtag. Inoltre, le informazioni sono arricchite con i nuovi parametri tipici del mondo social: la partecipazione proattiva, la reattività, l’influenza nella propria rete, il profilo di affinità a determinati temi d’interesse.

Le prime analisi mostrano che per diventare trendy un topic deve generalmente raggiungere velocemente una quota significativa di utenti che interagiscono con i tweet ad esso associati. Anche piccole porzioni di Tweet (punti per mille dei tweet prodotti in un determinato lasso di tempo) danno origine a Trending Topic.

E’ il caso di “Cota” che alle 12 di giovedì 16 gennaio raggiunge il 35% delle timeline di Twitter con lo 0,6% dei Tweet o “Siria” che poco dopo fa ancora meglio (43% di Twitter Reach) con lo 0,4% dei Tweet prodotti intorno alle ore 13. Alle 23 è il momento del second screen: “MasterChef” e “Servizio Pubblico” monopolizzano il social network con rispettivamente il 20% e l’8% dei Tweet a loro riferiti, raggiungendo in questo modo quasi metà degli utenti di Twitter (46% e 48%).

In tutti questi casi sono sempre presenti con numeri significativi le hashtag di PD, M5S, Berlusconi, Renzi e altre keyword dell’attualità politica e della cronaca. Tuttavia, la loro persistenza nel tempo a elevati livelli di citazione non li caratterizza come trending topics.

Come si vede dalle prime evidenze, i trending topic non sono una misura di popolarità di un topic ma una misura dell’accelerazione della sua popolarità nel breve periodo. Inoltre, la reach di un hashtag non dipende in modo univoco dal numero di Tweet che la menzionano ma dalla popolarità degli account che la diffondono.

Il Sorpasso

C’è una testata quotidiana di grande storia e prestigio che si appresta entro pochi mesi a diventare il primo quotidiano italiano a diffondere più copie digitali che cartacee. Il trend rilevato nei nove mesi del 2013 non lascia dubbi: all’inizio del 2014 dovremmo vedere il sorpasso delle copie digitali del Sole 24Ore rispetto alle copie cartacee.

Andamento degli ultimi nove mesi della percentuale di copie digitali distribuite a clienti paganti sul totale delle copie vendute

Andamento degli ultimi nove mesi della percentuale di copie digitali distribuite a clienti paganti sul totale delle copie vendute

Dall’inizio dell’anno le vendite di abbonamenti alle edizioni digitali dei quotidiani italiani sono cresciute dalle 212mila di gennaio alle 352mila unità del mese di settembre. L’aumento registrato tra gennaio e settembre è quindi pari al 66,1% (aumento medio mensile del 5,8%).

Le prime tre testate per diffusione digitale incrementano la loro quota sul totale delle Digital Edition dei quotidiani, passando dal 65,1% di inizio anno al 68,4% di settembre: oltre due copie digitali su tre sono quindi diffuse da tre soli quotidiani: Il Sole, Il Corriere e La Repubblica.

La dinamica di crescita è però significativamente diversa:

  • Il Sole 24Ore ha visto un incremento di 51mila unità in nove mesi (+111% dall’inizio dell’anno)
  • il Corriere della Sera ha aumentato il numero di copie digitali di 42mila unità (+91% da gennaio a settembre 2013)
  • gli abbonamenti digitali a La Repubblica sono cresciuti di 9.670 unità (+21% in nove mesi)

La buona notizia per l’intero settore è che l’aumento degli abbonamenti digitali compensa la diminuzione delle vendite tradizionali (edicola + abbonamenti). Nei primi nove mesi dell’anno in corso il numero di copie complessive vendute (cartacee + digitali) è rimasto sostanzialmente invariato grazie all’aumento della diffusione delle edizioni digitali.

Tuttavia, con la crescita della distribuzione digitale si produce una forte concentrazione del fenomeno su poche testate: è un segnale che mette in dubbio il fatto che il modello ibrido di distribuzione possa funzionare anche per le testate regionali e di minori dimensioni.

Elaborazioni Human Highway su dati ADS. Maggiori informazioni e analisi interattive sul sito di Human Highway

L’informazione di attualità online

Anche quest’anno, per la quinta volta dal 2009, Human Highway e Liquida hanno condotto e diffuso al pubblico i principali risultati della ricerca annuale sull’informazione online di attualità. La descrizione e i trend dello scenario sono stati analizzati e discussi con Pier Luca Santoro e Luca Conti, due autorevoli osservatori dei fenomeni digitali in Italia. Le loro riflessioni sono già state pubblicate sui blog il Giornalaio e Pandemia.

Rispetto a quanto già riportato nei pezzi dei due autori e nei key findings della ricerca, aggiungiamo qui tre spunti di riflessione:

[1] davvero i tablet possono salvare l’industria dei quotidiani. Probabilmente non tutti, diciamo i dieci grandi brand del giornalismo italiano. Le prime evidenze sull’accoglienza del pubblico per le versioni digitali dei quotidiani (le “Digital Edition” a pagamento) fanno ben sperare per il futuro. Il trend di diffusione della prassi di acquistare abbonamenti per leggere i quotidiani ex-cartacei sui tablet è più solido e convincente delle (nostre, personali) aspettative. I dati ADS disponibili da quest’anno confermano che a luglio 2013 gli abbonamenti acquistati sono quasi 300mila, da cui si ricava che gli abbonamenti in circolazione (non ancora a pagamento ma promozionati in varie forme) sono più o meno il doppio. Tutto questo in un contesto in cui i Tablet attivi in Italia sono poco più di tre milioni. Certo, al momento esiste una forte affinità tra l’utenza dei tablet e il consumatore d’informazione testuale. I due numeri precedenti ci dicono che ogni 10 tablet attivi c’è un abbonamento a pagamento a una Digital Edition: questo rapporto oggi è al suo massimo e scenderà nel tempo perché i Tablet diventeranno uno strumento di uso comune per la maggioranza degli utenti Internet, anzi, degli italiani. Ma se anche scendesse a uno su trenta nel 2018, potremo contare su un mercato di diversi milioni di abbonamenti alle Digital Edition. C’è spazio per un miliardo di euro di ricavi da contenuti digitali.
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[2] il modello di business più tradizionale (abbonamento mensile o annuale a pagamento a un prodotto editoriale statico e di massa) si sposa bene con l’oggetto digitale più innovativo, il Tablet. Non c’è grande innovazione, al momento, su questo fronte.

Il terreno più interessante dal punto di vista dell’innovazione dei modelli rimane il Web aperto. Posto che i PayWall non sembrano la soluzione, ci sono un po’ di elementi che potrebbero combinarsi nel prossimo futuro. Perché i social sono consultabili solo su registrazione e i siti Web d’informazione sono a libero accesso? Anziché pensare al PayWall, perché non introdurre un RegistrationWall? Il secondo sito più consultato al mondo è dietro un RegistrationWall.

Basterebbe un sistema di identificazione semplice e veloce che consenta ai siti di news online di riconoscere il lettore, profilarlo, studiarlo, ingaggiarlo in varie forme, anche nel riconoscergli un ruolo attivo di ambasciatore della testata sulla Rete. Quali benefici si potrebbero ottenere?

  • Pubblicitari, la vendita di target con una ricca profilazione vale di più della vendita generica dell’intera audience. Se anche il RegistrationWall dimezzasse l’audience complessiva del mese o del giorno medio, l’aumento di efficacia della comunicazione ottenuto dalla profilazione dei lettori compenserebbe ampiamente il calo di volumi delle impression deliverate;
  • Editoriali, con possibili personalizzazioni del prodotto e, forse, anche un aumento della qualità dell’offerta editoriale;
  • Partecipativi, riconoscendo il lettore con un volto, almeno un nickname, e coinvolgendolo nelle iniziative di diffusione, commento alle notizie e partecipazione;
  • di Consumer insight: sempre meglio conoscere il comportamento di un account (un oggetto che è un proxy piuttosto preciso di un individuo) che di un cookie evanescente (un browser/device, cosa molto lontana da un individuo)
  • Commerciali: l’elevato grado di fiducia e reputazione di una testata editoriale è un fortissimo driver su cui innestare proposte di acquisto di beni e servizi (collaterals digitali) e introdurre nei siti di news un’anima di eCommerce

[3] Gli individui informati in Italia sono pochi. Quest’anno la ricerca indica in circa 15 milioni il numero di italiani che cercano informazione e approfondiscono in modo attivo i temi di attualità a cui sono interessati: poco più di un cittadino su quattro. Le altre persone, invece, incontrano l’informazione per caso, principalmente nel sottofondo della TV e generalmente con una fruizione passiva e casuale.

La Rete gioca un ruolo informativo importante, in particolare grazie al tessuto dei social media che è diventato capace di diffondere in modo capillare l’informazione prodotta dagli editori e amplificata dal contributo (commenti, condivisioni, like e retweet, etc.) dei singoli lettori. Potremmo dire che c’è una quota crescente di persone che s’informa “a sua insaputa”: persone che interagiscono con una notizia sui social, che seguono il link di un amico, incontrano un’occasione di approfondimento in un video embeddato nel feed di un collega. Persone che non si recano abitualmente sui siti d’informazione ma sono comunque informate di rimando dai propri amici. Un fenomeno ulteriormente amplificato dal mobile Internet, un segmento che oggi conta quasi 15 milioni di utenti.20130719_SocialShares

Il tema della nuova informazione “social driven” è complesso e pieno di sfumature perché se i numeri di base appaiono notevoli e sorprendenti ci sono implicazioni relative al profondo cambiamento degli stili di fruizione (le “snack news” lette in modo veloce e superficiale) e dei processi di formazione dell’opinione pubblica (il “sentito dire” più che la maturazione di una posizione personale). Ancora una volta si dovrebbe  ricordare che la Rete non distrugge, se non nel senso di una distruzione creativa, e nel caso dell’informazione sta trasformando in pochi anni un sedimento di cent’anni di abitudini dei lettori e un modello di business rigido e consolidato. Ma sul fronte della domanda val la pena ricordare che non c’è mai stata tanta richiesta d’informazione come oggi e un numero crescente di device che utilizziamo sono abilitati a fornire un servizio d’informazione unitamente a un canale di feedback.

Insomma, sappiamo cosa lasciamo ma non sappiamo ancora dove arriveremo e questo – almeno per un ricercatore – è decisamente affascinante.

L’Amplificazione sociale dell’informazione di attualità

Nel primo giorno del Festival del Giornalismo di Perugia Human Highway presenta i nuovi risutalti sulla dinamica di diffusione spontanea delle notizie di attualità attraverso i Social Network. Il tema sarà trattato il 24 aprile 2013 nel panel dal titolo “Social (In)ability”, moderato da Pier Luca Santoro e con la partecipazione di  Giacomo Fusina, CEO di Human Highway, Vincenzo Cosenza di BlogMeter, social media strategist di riconosciuto valore a livello internazionale, Daniele Chieffi, esperto di Online Media Relations e autore di OLMR, Maurizio Tesconi, figura chiave nello sviluppo di  Social Trends, un’applicazione web che ha come obiettivo il monitoraggio, l’analisi e lo studio dei social media e della loro evoluzione nel tempo e Renato Vichi, Head of Media Relations Italy and Senior Vice President di Unicredit.

Per l’occasione Human Highway ha sviluppato un widget interattivo di presentazione dei dati del fenomeno, relativi al mese di Marzo 2013. Una quota rilevante di traffico sui siti d’informazione è prodotta da link postati sui Social Networks (Facebook in particolare): gli articoli più condivisi dai lettori diventano le entry pages dei siti che li hanno prodotti. Questi articoli diventano di fatto gli “ambasciatori della testata” sui Social Networks e la forza della loro condivisione è proporzionale alla forza di engagement del brand editoriale e alla rilevanza dei contenuti della notizia.

Il boom dei contenuti video nelle notizie di attualità

A chi non è capitato di aprire l’homepage di un sito d’informazione e incappare in un video pubblicitario che parte automaticamente e si sovrappone al contenuto desiderato? Per continuare a leggere devi assestare subito un preciso colpo di mouse nella crocetta giusta in alto a sinistra (o a destra), sperando che l’audio non sia troppo alto per non disturbare le persone a casa o in ufficio. Un po’ come le zanzare d’estate o la pioggia d’inverno: questi video fastidiosi e non richiesti sono diventati una componente abituale del digital landscape di chi frequenta siti d’informazione.

Una prassi generata dalla forte domanda di online video advertising che quest’anno, secondo le stime di IAB Italia, ha registrato un aumento degli investimenti del +85% rispetto al 2011, arrivando a raccogliere 89 milioni di euro.

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La domanda di inserzione di clip pubblicitari video sul Web ha anche spinto i principali siti d’informazione a produrre un maggior numero di articoli basati su contenuti video in modo da poter offrire ulteriori spazi con i pre-roll. I dati di UAC Meter relativi a tutto il 2012 indicano che il 4% degli articoli delle 40 principali testate d’informazione online in Italia è prodotto usando dei contenuti video, circa 2.500 articoli ogni mese. Tuttavia, la quota di contenuti video riferita alle tre testate leader della diffusione social delle news, ovvero Repubblica, Corriere e il Fatto Quotidiano, raggiunge il 17%: su questi siti un articolo su sei propone un video.

L’offerta di articoli con contenuti video sui siti d’informazione online è cresciuta del 50% nell’ultimo anno. Ancora più forte è stata la crescita del numero di condivisioni associate a questo tipo di articoli: siamo passati da una media di 100mila condivisioni mensili nei primi mesi del 2012 al record delle 650mila condivisioni nel mese di Novembre 2012. In termini relativi si passa dal 4% dei primi mesi del 2012 (quattro condivisioni su 100 fatte su articoli basati su contenuti video) a oltre il 10% di Ottobre e Novembre dell’anno scorso. Negli ultimi tempi, quindi, una condivisione sociale su 10 è stata associata ad articoli che contenevano contenuti video.

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I video coinvolgono due sensi ed emozionano, incuriosiscono, fanno sorridere: non sorprende quindi che gli articoli con video siano condivisi con maggiore frequenza rispetto a quanto avviene per gli articoli testuali. Negli ultimi due mesi del 2012 gli articoli testuali raccolgono in media 94 condivisioni ciascuno mentre gli articoli con video 263, quasi tre volte tanto. Un anno fa tale rapporto era intorno alla parità.

Una buona notizia per le concessionarie degli editori: più attenzione, più coinvolgimento e più diffusione sosterranno il CPM pubblicitario dell’online video advertising nel prossimo anno.

Twitter in Italia: oltre 4 milioni di utenti e 120mila “Twitter Stars”

Una ricerca condotta lo scorso mese di Ottobre su 4.485 utenti Internet italiani ha disegnato il panorama dell’utilizzo dei Social Networks20121214_Twitter_1 da parte degli italiani. Oltre al dominio di Facebook e alla crescita di nuovi social networks tematici (es., Pinterest o Foursquare), l’indagine si è concentrata sull’analisi dell’utilizzo di Twitter: con oltre 4 milioni di utenti settimanali,  il social network è il secondo più popolare dopo Facebook e può contare su 1,25 milioni di utenti giornalieri. Le particolari funzionalità dello strumento di micro-blogging non potranno mai rendere  Twitter uno social network  di massa ma la sua influenza nella Rete, in particolare nel settore dell’informazione, ha assunto un peso rilevante.

Gli utenti settimanali di Twitter si possono raggruppare in quattro gruppi:

20121214_Twitter_21) Twitter? Nice to have
Non gli viene quasi mai in mente di dare un’occhiata a Twitter, non c’è un momento topico. Lo fa quando si annoia, in particolare nelle riunioni di lavoro, oppure (in particolare da device mobile) quando arriva una mail di notifica. Legge e scrive in egual misura: ai contenuti “impegnati” di politica e attualità preferisce programmi / serie TV, vita di personaggi famosi. Più iPhone che Smartphone user, poco Tablet PC.
Quanti sono: 30% degli utenti settimanali di Twitter, 1,4 milioni di individui
Utilizzo: pochi follower (media 38), pochi following (media 60), bassa frequenza di utilizzo.
Sociodemo: più donne che uomini, età media 35, giovani coppie con figli
Affinità con altri Social Network: bassa
Consumo d’informazione di attualità: basso, pochi quotidiani e poco di tutto

20121214_Twitter_32) Twitter? Mai più senza
L’uso di Twitter è frequente, la lettura riguarda soprattutto temi di politica, sport o attualità. Interesse attivo verso i commenti di altre persone e di personaggi influenti. Connettersi a Twitter è un rituale, non è una cosa che si fa di saltuariamente o di fretta: piace farlo con calma, nei momenti di pausa pranzo o nei momenti di attesa, durante le riunioni di lavoro. Lettura e scrittura sono ben bilanciati. Il 32% possiede e utilizza un Tablet.
Quanti sono: 26% degli utenti settimanali di Twitter, 1,2 milioni di individui
Utilizzo: molti follower (media 100) quanti following (media 102), elevata frequenza di utilizzo.
Sociodemo: donne e uomini in pari misura, età media 38
Affinità con altri Social Network: alta (quattro altri social oltre a Twitter, forti in particolare Tumblr e Pinterest)
Consumo d’informazione di attualità: elevato, fedeli ai quotidiani cartacei

20121214_Twitter_43) Twitter? Ah, sì…
L’uso di Twitter non è frequente anche se il network di amici è piuttosto esteso. Sono individui che sono arrivati su Twitter un po’ per caso, l’hanno usato per qualche tempo e ora lo hanno dimenticato. Non c’è coinvolgimento. Connettersi a Twitter avviene per caso, non è motivato da nessuna ragione particolare: capita di farlo, in particolare nel tempo libero e nei momenti di relax. Più lettura che scrittura, più smartphone che iPhone. Il 23% possiede e utilizza un Tablet.
Quanti sono: 26% degli utenti settimanali di Twitter, 1,2 milioni di individui
Utilizzo: follower poco sotto media (59 vs 65), following in media (84 vs 82), bassa frequenza
Sociodemo: donne e uomini in pari misura, età media 39
Affinità con altri Social Network: media
Consumo d’informazione di attualità: nella media dell’utenza Internet

20121214_Twitter_54) Twitto ergo sum
Usa Twitter in continuazione, in tutte le situazioni della giornata: Twitter è un gateway  verso il mondo. Twittano tanto ma leggono ancora di più, soprattutto su fatti di politica e cronaca, commenti e opinioni di giornalisti e blogger, programmi TV e sport. Lavorano e usano Twitter per ragioni collegate alla loro attività professionale. Metà di loro (48%) usa un Tablet, la quasi totalità ha un device mobile per stare sempre connesso in Rete. Poco interessati ai Tweet degli amici e dei brand.
Quanti sono: 2,5% degli utenti settimanali di Twitter, 120mila individui
Utilizzo: follower e following di pari numero e ampiamente sopra media, elevata frequenza
Sociodemo: uomini giovani, poche donne, età media 31, single, professionisti/imprenditori, laurea/master
Affinità con altri Social Network: elevata (in particolare con Pinterest, Foursquare e Instagram)
Consumo d’informazione di attualità: superiore alla media, anche per i quotidiani cartacei.

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