Newsruption 2016

Dopo 15 anni di trasformazioni, la distribuzione d’informazione di attualità sembra essere giunta a un nuovo punto di equilibrio. Il nuovo scenario è ancora dominato dai soggetti che lo avevano costruito nell’era pre-digitale ma è abitato dai nuovi editori “pure digital”, nuovi intermediari (aggregatori e motori), nuovi soggetti distributivi e di partecipazione (social, App). L’online è cresciuto a discapito della carta ma le testate che dominavano la scena all’epoca della carta sono ancora forti nell’online. C’è stato un conflitto di mezzi ma non di testate. La novità dell’online è l’emergere di una nuova meta-testata, Facebook, la cui forza informativa è oggi paragonabile a quella di tutte le testate d’informazione online. L’informazione televisiva, invece, ha conservato gran parte del peso e della centralità di cui godeva 15 anni fa e l’efficacia informativa del mezzo continua a essere incomparabilmente superiore a quella di tutti gli altri mezzi, anche nel target degli utenti Internet, più esposto alle alternative offerta dal digitale e meno tele-centrico.

 

L’aggiornamento del 2016 dei dati di Newsruption mette in risalto tre risultati:

  1. la crescita del pubblico dell’informazione online di attualità. Il numero di persone che si dichiarano lettori abituali d’informazione di attualità online è salito dai 13 milioni di individui del 2010 agli oltre 17 del 2016. La crescita è guidata dalle App ma i quotidiani sul Web, nel complesso, hanno guadagnato 4 milioni di lettori negli ultimi sette anni.
  2. l’influenza dei social network nella generazione di conoscenza dei fatti è costante da 3 anni. I Social Network hanno un ruolo rilevante nella capacità informativa (13,8 utenti Internet ogni 100 apprendono una notizia rilevante dai social) ma non superiore a quello dei quotidiani online (22,7 su 100) e molto lontano dai media tradizionali, in particolare la TV (54,1 su 100, tra le quali 45 informate dalla TV).  NOTA: i numeri si riferiscono al primo contatto con una notizia e non alla costruzione dell’opinione, tema assai più complicato da misurare e interpretare.
  3. la condivisione delle notizie di attualità sui Social Network è stata esplosiva dal 2011 al 2015, quando il numero medio di condivisioni per articolo è più che triplicato, arrivando l’anno scorso a sfiorare il milione di unità nel giorno medio. Nei primi 10 mesi del 2016 il numero di condivisioni ha superato il milione per giorno ma ora mostra un tasso di crescita molto più contenuto rispetto al passato. La condivisione degli articoli sui Social Network è dominata da Facebook, con 97 segnalazioni su 100. Il resto si divide tra Twitter, LinkedIn e Google Plus e le quote dei social minori sono variabili in funzione della testata, come è stato mostrato in Newsruption.20161127_e

Le persone che fanno esperienza di lettura dei quotidiani nelle tre forme (via App, su carta e sul Web) possono indicare la soluzione preferita per leggere le notizie della giornata: la loro scelta ricade sempre più sulle App (41%) che sulla carta (17%). Il favore verso l’App è cresciuto negli ultimi anni mentre è rimasto costante quello verso la carta, a indicare uno «zoccolo duro» di lettori del formato cartaceo. Chiaro anche il segnale che viene dalla terza possibilità, la lettura sul Web: la quota di quanti preferiscono questo canale è in costante diminuzione passando dal 42% nel 2012 al 26% del 2016.

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Risposta alla domanda “Immagina di avere un po’ di tempo libero la sera per leggere le notizie della giornata. Potendo scegliere, preferiresti sfogliare le notizie…”

 

170 M€ di cosmetica online

In occasione dell’edizione del Cosmoprof Worldwide Bologna del marzo 2016, Cosmetica Italia ha pubblicato alcuni dati della ricerca di Human Highway “Acquisti online di cosmetica – Key Findings”, svolta per la stessa associazione, per NetcommL’Oréal e Mediterranea Fratelli Carli.

Nel 2015 il valore degli acquisti online di prodotti di cosmetica ha registrato un aumento Y/Y del 22%, un ritmo superiore a quello dell’intero Net Retail italiano (+19% nel 2015 rispetto al 2014), per un valore di 170 milioni di euro, in crescita rispetto ai 144 milioni del 2014. Gli acquirenti online di articoli di bellezza sono il 16,2% degli utenti internet italiani maggiorenni (quasi 5 milioni di persone), tra i quali si contano 2,7 milioni di acquirenti sporadici, con un solo acquisto negli ultimi sei mesi. Due su tre sono donne (65,4%) e in metà dei casi hanno un’età compresa tra 25 e 44 anni e in media più elevata del totale degli acquirenti online.

Gli acquirenti online di prodotti di cosmetica sono cresciuti del 18% nell’ultimo anno, raggiungendo i 4,7 milioni di individui. La domanda, tuttavia, è quasi del tutto generata da 2 milioni di clienti online abituali, ovvero individui che hanno acquistato online più di una volta un prodotto di bellezza negli ultimi sei mesi.

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Nel 2015 ogni 100 euro spesi in Italia in prodotti di cosmetica, 2,2 sono passati attraverso il canale online. L’acquisto online di questi articoli avviene nell’89% dei casi su un sito Web del merchant e solo in 11 casi su 100 via App. I merchant più utilizzati nell’acquisto online sono gli eRetailer, ovvero soggetti nati con la Rete e che non esistevano prima dell’avvento di Internet, seguiti dai produttori che trovano nell’online il modo per raggiungere direttamente i propri clienti.
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Valore delle vendite nel canale tradizionale (asse X) e nell’online (asse Y), in milioni di euro

A guidare lo shopping online è soprattutto la comodità che comprende la convenienza (risparmio, offerte) e la disponibilità (prodotti difficili da trovare, ampio catalogo disponibile).

Per i consumatori dei prodotti beauty, consegna gratuita e prezzo conveniente rispetto al negozio sono parametri di garanzia per un servizio di acquisto online perfetto, insieme a sicurezza, affidabilità, serietà e ottime recensioni.

L’attenzione dei giornali e dei lettori ai personaggi politici

Gli articoli prodotti nel 2015 e individuati da UACMeter su 106 grandi siti d’informazione online sono quasi un milione, per la precisione 964mila e in crescita del 2,9% rispetto al 2014.

La quota principale di articoli (15,9 su 100) è dedicata all’economia, agli affari e alla finanza e risulta in leggera crescita rispetto al 2014. Oltre metà degli articoli è prodotta in una delle prime 4 categorie. Le categorie interessate dal maggior incremento di attenzione nel 2015 (+20% circa) sono state «Scienza, Tecnologia», «Istruzione» e «Agitazioni, Conflitti, Guerre». Si nota invece il calo degli articoli che parlano di «Disastri e Incidenti», «Lavoro» e «Politica».

Trend della produzione editoriale per tema – Confronto delle quote della produzione nel 2015 e nel 2014 (Base: tutti gli articoli di ciascun anno)

Trend della produzione editoriale per tema – Confronto delle quote della produzione nel 2015 e nel 2014 (Base: tutti gli articoli di ciascun anno)

A una crescente di produzione di articoli si accompagna generalmente un aumento di condivisioni sui social network. Gli articoli pubblicati dai 106 grandi siti d’informazione online sono stati condivisi quasi 400 milioni di volte nel 2015 (un numero più che doppio rispetto al 2014).

La quota principale di condivisioni è stata dedicata (14,1 volte su 100) è dedicata all’”Arte, Cultura e Intrattenimento” e risulta in leggera crescita rispetto al 2014. Anche nel caso delle condivisioni, oltre la metà del totale è prodotta in una delle prime 4 categorie. Le categorie interessate dal maggior incremento di condivisioni nel 2015 sono state «Agitazioni, Conflitti e Guerre» (+50% rispetto al 2014), «Tempo libero» (+38%), «Ambiente» (+18%) e «Sport» (+16%).

Trend della quota di condivisioni sui social degli articoli del 2014 e 2015, per tema (Base: tutti gli articoli di ciascun anno)

Trend della quota di condivisioni sui social degli articoli del 2014 e 2015, per tema (Base: tutte le condivisioni di ciascun anno)

La variazione della quota dei due indicatori, produzione e condivisione, può essere analizzata in un unico diagramma nel quale le categorie si dispongono nei quadranti in relazione alla crescita o diminuzione della loro quota relativa di produzione e condivisione nel 2015 rispetto al 2014.

Mappa delle variazioni della quota di produzione e condivisione degli articoli pubblicati nel 2014 e 2015: l'ampiezza della bolla che rappresenta una categoria corrisponde al numero di articoli prodotti sul tema

Mappa delle variazioni della quota di produzione e condivisione degli articoli pubblicati nel 2014 e 2015: l’ampiezza della bolla che rappresenta una categoria corrisponde al numero di articoli prodotti sul tema

La mappa consente così di individuare quattro segmenti: nel primo quadrante di trovano i temi che sono stati oggetto di maggior attenzione nel 2015 rispetto al 2014 e questo ha prodotto un aumento della quota corrispondente di condivisioni. Nel II quadrante sono presenti le categorie che, pur avendo avuto meno copertura mediatica (meno produzione) nel 2015 rispetto al 2014, hanno avuto un incremento della quota di condivisioni (la loro “temperatura” è quindi notevolmente aumentata). Nel III quadrante si trovano le categorie per le quali è diminuita sia la copertura mediatica che il numero di condivisioni e, infine, il IV quadrante è popolato da temi più trattati nel 2015 rispetto al 2014 ma con una quota inferiore di condivisioni (temi per i quali c’è stato un relativo raffreddamento della loro temperatura).

Tra le 17 categorie esaminate si trova al quarto posto in ordine di produzione di articoli la categoria della «Politica». Gli articoli riferibili a questa categoria sono stati 117mila nel 2015 (contro i 126mila nel 2014) e la produzione (attenzione dell’agenda mediatica) è calata nell’ultimo anno rispetto al precedente. Anche la quota di condivisioni è calata di circa il 12%.

I personaggi citati negli articoli di politica – Confronto della quota delle citazioni nel 2015 rispetto al 2014

I personaggi citati negli articoli di politica – Confronto della quota delle citazioni nel 2015 rispetto al 2014

Negli articoli di Politica del 2015 sono stati individuati oltre 100.000 nomi di persone: il 10% degli articoli di Politica non cita alcun nome mentre, all’altro estremo della distribuzione, il 10% degli articoli cita 10 o più nomi di individui. I due personaggi più frequentemente citati (Matteo Renzi e Silvio Berlusconi) perdono copertura mediatica nel 2015 a favore di Matteo Salvini, Sergio Mattarella, Ignazio Marino , David Cameron e Paolo Gentiloni. I cali più significativi riguardano Giorgio Napolitano, Beppe Grillo e Angelino Alfano.

La mappa mediatica dei personaggi presente sull’asse delle X la variazione della quota di produzione degli articoli che li menzionano e in ordinata il tasso di crescita (in alto) o diminuzione (in basso) della quota di condivisioni degli stessi articoli. I personaggi inseriti nella mappa sono i 58 nomi più ricorrenti negli articoli di Politica pubblicati nel 2015 (il 30% degli articoli nomina almeno uno di questi nomi).

Mappa dei trend dei principali personaggi associati agli articoli che parlano di politica – Confronto della variazione quota di produzione e condivisione tra il 2014 e il 2015

Mappa dei trend dei principali personaggi associati agli articoli che parlano di politica – Confronto della variazione quota di produzione e condivisione tra il 2014 e il 2015. La dimensione del cerchio è proporzionale al numero complessivo di condivisioni sui social network degli articoli in cui il personaggio viene citato.

Alcuni personaggi (posizionati a destra nella mappa) hanno raccolto molta più attenzione nel 2015 rispetto al 2014: è il caso del notevole incremento delle citazioni di Sergio Mattarella. Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono caratterizzati da un aumento di attenzione mediatica (ovvero un aumento della quota di produzione degli articoli ) e da un aumento ancora più consistente della quota di condivisioni degli articoli a loro dedicati. Enrico Letta e Giorgio Napolitano sono le due figure per le quali è stato più evidente il calo di attenzione nel 2015, seguite da Beppe Grillo e Graziano Delrio.

Human Highway utilizza i dati di UACMeter per lo studio di scenario di progetti di branded content, l’analisi di efficacia delle azioni di comunicazione di personaggi e brand e l’analisi dell’evoluzione del consumo dell’informazione di attualità online (per questo tema potrebbe interessarti la lettura di Newsruption, disponibile per il download sul sito di Human Highway)

Net Retail 2015

Gli ultimi dati di dicembre consentono di chiudere l’anno e tracciare il bilancio del Net Retail italiano del 2015.

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La crescita del valore è stata prossima al 20% grazie a una stagione natalizia davvero esaltante (28,6% rispetto al medesimo periodo del 2014), portando così il dato complessivo oltre i 20 miliardi di euro. A tale cifra ammontano gli acquisti online degli italiani nell’anno appena trascorso, 18 dei quali sono transitati sulle Carte di Credito, come conferma l’Osservatorio CartaSì.

Valore mensile (M Euro) degli acquisti online generati dagli acquirenti italiani presso merchant italiani e stranieri

Valore mensile (M Euro) degli acquisti online generati dagli acquirenti italiani presso merchant italiani e stranieri

La parte restante degli acquisti è saldata con altre forme (credito sui wallet/account, bonifici, buoni sconto, contanti alla consegna): alcune di queste sono in forte crescita e segnalano che sul tema dei pagamenti c’è più richiesta di soluzioni diversificate di quanto viene offerto oggi all’acquirente online. Oltre un acquisto su 10 a fine 2015 veniva effettuato da uno Smartphone (via Web o, più frequentemente, via App) e la quota di acquisti da Smartphone cresce del 21% rispetto all’anno scorso. Da Smartphone e Tablet si origina oggi un acquisto online su sei.

Quota di acquisti online effettuati da dispositivi mobili (Smartphone e Tablet). Nel trimestre che termina a gennaio 2016 il 16,2% degli acquisti è fatto su un device diverso dal Personal Computer

Quota di acquisti online effettuati da dispositivi mobili (Smartphone e Tablet). Nel trimestre che termina a gennaio 2016 il 16,2% degli acquisti è fatto su un device diverso dal Personal Computer

Lo share of checkout del 2015 è stato dominato dall’abbigliamento: la categoria non è la prima in termini di valore ma il numero di acquisti di prodotti di abbigliamento sul totale è cresciuto dal 14,2% dell’ultimo trimestre del 2014 al 16,0% dell’ultimo trimestre 2015.

Non c’è ragione per non pensare che anche per l’anno 2016 prossimo il trend possa continuare con la stessa dinamica e portare il valore delle transazioni online oltre i 25 miliardi di euro, con oltre 20 milioni di acquirenti online attivi.

 

Le notizie più condivise del 2015

Dal 2010 i siti Web d’informazione sono definitivamente pluggati nei social.
Dai Social Network dipende ormai una quota consistente del loro traffico Web. In media, ogni due letture di un articolo raggiunto dall’homepage di un sito d’informazione si rileva una lettura del medesimo articolo segnalato con un link sui social. L’invito a condividere un contenuto online sui social è una dinamica che ha compiuto otto anni due mesi fa. Il bottone “Like”, infatti, è stato introdotto per la prima da FriendFeed nell’ottobre del 2007. Facebook ha lanciato il suo «pollice alzato» nel febbraio del 2009 e Twitter nell’agosto del 2010. Sono quindi arrivati LinkedIn a fine 2010 e Google (Plus) per ultimo, nell’agosto del 2011.

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La tendenza del fenomeno in Italia è esplosiva: in tre anni il numero medio di condivisioni per articolo è quasi triplicato e negli ultimi mesi del 2015 il numero di condivisioni è sempre stato compreso tra il milione e il milione e mezzo al giorno, un aumento del 90% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e anche rispetto ai primi mesi di quest’anno.

La grandissima parte delle condivisioni (oltre il 95%) è prodotta su Facebook, quindi su Twitter e in misura minore su Google+ e LinkedIn. La quota di Facebook è arrivata a un livello tale che ormai si può ritenere che esso sia diventato l’hub dell’informazione online, il luogo in cui converge la produzione editoriale e dal quale si genera una quota consistente del traffico diretto ai siti d’informazione.

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Il profilo dell’attività durante l’anno conferma la stagionalità dell’attività di condivisione: più debole nei mesi invernali, più intensa nei mesi estivi. La linea blu del grafico rappresenta (in milioni di unità) le condivisioni mensili prodotte su Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn e relative agli articoli pubblicati dalle 100 testate editoriali più popolari del Web italiano. Il volume di condivisioni dipende, ovviamente, dal numero di notizie pubblicate. Per questo motivo è interessante esaminare il numero medio di condivisioni per articolo (linea rossa, scala di destra), rapporto tra le condivisioni e il numero di articoli prodotti: al crescere del numero medio di condivisioni per articolo cresce la partecipazione dei lettori, la viralità della notizia e la rilevanza del tema trattato.

E quali sono gli articoli più condivisi nel 2015? Ecco qui i primi 200.

Dall’eCommerce al Net Retail

Negli anni recenti si è affermata una nuova modalità di acquisto a distanza, sempre online ma non sul Web, bensì via App su dispositivi mobili. Negli ultimi sei mesi meno di tre acquirenti online su quattro (71,4% ) hanno acquistato in Rete utilizzando esclusivamente il sito Web del merchant mentre il 21,1% di essi ha fatto almeno un’esperienza di acquisto utilizzando un’App su Smartphone (il 10,9% almeno un acquisto utilizzando un’App su Tablet). In alcuni casi gli acquirenti online hanno compiuto i propri acquisti utilizzando unicamente le App dei merchant sui dispositivi mobili (l’1,1% per gli utilizzatori di Tablet e il 2,9% per gli utilizzatori di Smartphone). Infine, un segmento di proporzioni limitate ha fatto esperienza di acquisto in tutte le tre modalità (il 5,4% degli acquirenti): un milione di persone caratterizzate da un’elevata frequenza di acquisto online e da importi quasi doppi rispetto alla media.

Queste sono alcune indicazioni sulla multi-modalità degli acquisti online che provengono dall’ultimo numero di Net Retail, la ricerca che Human Highway conduce per il Consorzio Netcomm. La lettura abituale di dati come questi pone spesso l’accento sull’aumento degli ordini che si originano da un dispositivo mobile e sul conseguente spostamento del valore degli acquisti dal PC allo Smartphone. Ciò che non si coglie in questa prospettiva è che l’eCommerce che abbiamo sin qui conosciuto diventerà una modalità particolare di un più ampio comportamento di acquisto supportato dalle tecnologie digitali: il Net Retail, appunto, che dà il titolo alla ricerca.

Una lettura più approfondita dell’impatto del mobile sugli acquisti digitali può essere svolta analizzando quattro trend che guidano il salto evolutivo dall’eCommerce al Net Retail:

  1. Le innovazioni dell’industria: merchant che operano in modo sempre più sofisticato ed efficace, nuove soluzioni per la consegna e il ritiro dei prodotti, l’online banking e i sistemi di pagamento cashless, in particolare i sistemi P2P, il proliferare di oggetti connessi e tascabili (o indossabili);
  2. La penetrazione dell’online nel tessuto del retail tradizionale: il nuovo ruolo dei punti vendita come luoghi di acquisto online (In Store Online Purchase), di prova di prodotti personalizzabili (virtual showrooming) o luogo di consegna di prodotti acquistati online (Pick up point), con la possibilità della profilazione geografica unita al comportamento di acquisto;
  3. Il mindset dell’acquirente digitale, concentrato sulla convenienza e la comodità dell’acquisto, un atto che avviene «alle mie condizioni»; un acquirente scaltro e molto esigente, che online è stato abituato a essere servito con un riguardo molto maggiore di quanto mediamente avviene nel canale tradizionale;
  4. I valori decisivi per l’acquirente digitale: il percorso di acquisto online deve essere sempre semplice, disponibile, accessibile da qualsiasi dispositivo, veloce e controllabile, personale (a misura di sé, profilato, linkato coi Social), giudicato dall’esperienza degli altri, trasparente nelle condizioni.

Le tendenze sopra elencate convergono tutte insieme a generare una nuova esperienza di acquisto online abilitata dallo Smartphone. Più che un nuovo dispositivo di ricerca e ordine di acquisto, lo Smartphone è l’icona del nuovo retail in Rete, il luogo in cui si connettono e s’intrecciano i due mondi (i due canali) dell’online e dell’ambiente fisico. Ci sono circa cinque milioni di italiani che hanno trasformato il 20151019_Bproprio dispositivo mobile in un “radar d’informazione per gli acquisti”, sul quale controllano le offerte, cercano e postano commenti sui prodotti, verificano in tempo reale la disponibilità e iniziano a installare le App dei sistemi di pagamento mobili. Per queste persone la differenza tra acquisto online o tradizionale tende a scomparire.

La conseguenza di questo salto evolutivo degli acquisti online potrebbe favorire il rientro nel gioco dei retailer tradizionali. Per loro, spiazzati dall’innovazione e dalla velocità dei pure digital players, la partita dell’eCommerce è perduta. Si apre però una stagione nuova, in cui la centralità dello Smartphone torna a dare peso alla presenza sul territorio, la relazione diretta col cliente, la fisicità dell’esperienza di acquisto. L’eCommerce ha portato i negozi online, il Net Retail porterà l’online nei negozi.

Costo e ricavo di una visita

Negli ultimi dodici mesi sono state effettuate 2,5 miliardi di visite da PC ai 200 più popolari siti Web dell’online retail italiano, con un profilo stagionale molto evidente (più attenzione d’estate e nella stagione di Natale) e un trend che mostra una leggera crescita anno su anno, di poco superiore al 3%. Includendo anche le visite da dispositivo mobile si stima che il trend sia vicino al 10% Y/Y.La figura sotto mostra l’andamento delle visite mensili da PC ai siti Web dei top 200 merchant da parte di individui italiani, in milioni. L’area più scura alla base del grafico rappresenta l’aggregazione di tutti i siti minori mentre le aree superiori riportano i dati relativi ai primi 30 siti più trafficati.

Negli ultimi 12 mesi gli acquisti online originati da PC (Notebook o Desktop) sono stati 180 milioni e ragionando sui rapporti in gioco si possono produrre due conclusioni:

  • una visita da PC su quattordici si traduce in un acquisto
  • una visita da PC vale, in media, 6,5 euro di ricavi da vendite online di prodotti fisici o servizi e beni digitali

I valori medi del CPC e del ricavo di una visita sono fortemente dipendente dalla categoria di prodotto, bene digitale o servizio erogato. Gli investimenti in alcune categorie mostrano una chiara stagionalità e il lungo periodo mostrerà il trend sottostante: l’aumento progressivo del tasso di riacquisto sui merchant di fiducia dovrebbe ridurre l’importanza della search nei prossimi anni.

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Andamento del CPC medio per l’acquisizione di una visita al sito Web di un merchant in Italia negli ultimi mesi e investimento mensile (normalizzato a 100, media sull’intero periodo)

Al momento si può stimare che circa un terzo delle visite degli italiani ai siti Web di acquisti online provengano dalla Search e una quota simile siano visite dirette, senza passaggi preliminari. Gli investimenti in Search Adv sono piuttosto costanti nel tempo (media periodo = 100) ed è così anche per il costo di una visita da Search, sempre attorno al valor medio di 37 eurocent nel periodo considerato.

Questo e molto altro nell’ultima edizione di Net Retail, la ricerca sul comportamento di acquisto online degli italiani prodotta da Human Highway per il Consorzio Netcomm, scaricabile liberamente da lunedì 19 ottobre 2015 sul sito di Human Highway.

 

 

 

 

I dati di ADS

Gli abbonamenti alle edizioni digitali dei quotidiani italiani salgono in un anno di 23mila unità, a quota 505mila ad aprile 2015. L’aumento annuo degli abbonamenti digitali mostra un continuo rallentamento e scende dall’80% di inizio 2014 al 5% di aprile 2015. L’andamento mensile indica che a partire dalla primavera 2014 si è interrotta la crescita sostenuta di diffusione degli abbonamenti digitali e che da due mesi il loro numero è in calo (il picco è stato a febbraio 2015, con 522mila abbonamenti attivi). Le prime tre testate per diffusione digitale possiedono una quota molto elevata del totale delle Digital Edition di tutti i quotidiani: il 71% delle copie digitali è diffuso da Il Sole, Il Corriere e La Repubblica. Il Sole ha visto l’incremento maggiore, con 33mila abbonamenti in più nell’ultimo anno e si appresta a diventare il primo quotidiano italiano per diffusione complessiva carta + digitale: ha già superato Repubblica lo scorso gennaio e, seguendo il trend degli ultimi mesi, supererà Il Corriere entro l’estate 2015.

Somma delle copie digitali e cartacee diffuse da cinque grandi quotidiani nazionali. Andamento degli ultimi 28 mesi e tendenza per i prossimi 12

Somma delle copie digitali e cartacee diffuse da cinque grandi quotidiani nazionali. Andamento degli ultimi 28 mesi e tendenza per i prossimi 12

Il Corriere della Sera, infatti, perde costantemente nella carta ed è stabile sul digitale dalla scorsa estate 2014. La Repubblica ha 10mila abbonamenti digitali in meno rispetto all’anno scorso, calano in modo significativo anche Italia Oggi e La Gazzetta dello Sport mentre La Stampa è stabile intorno ai 30mila abbonamenti digitali da 7 mesi e Avvenire mantiene un deciso trend crescente da (+72% nell’ultimo anno e oltre 7mila abbonamenti attivi).
La vendita delle copie cartacee nel perimetro di ADS è calata del 9,4% in un anno (-295mila unità) e nello stesso periodo si sono aggiunti 22mila abbonamenti digitali: un nuovo abbonamento digitale ogni 12,9 copie cartacee perdute.

Insomma, la carta muore e la digital edition si sente poco bene.

Quotidiani: l’anno che verrà

I dati di ADS del mese di marzo 2015 relativamente ai quotidiani confermano la tendenza in corso da qualche mese: la crescita della diffusione degli abbonamenti alle versioni digitali si è arrestata nella primavera del 2015 e il calo della diffusione delle copie cartacee è stabile intorno al 10% annuale: da marzo 2014 a marzo 2015 si sono perse 314mila unità di diffusione cartacea e nello stesso periodo si sono aggiunti 56mila abbonamenti digitali: un nuovo abbonamento digitale ogni 5,6 copie cartacee perdute.
La trasformazione in corso è profonda e non c’è ragione per pensare che non possa continuare così anche per i prossimi 12 mesi: fra un anno, linearizzando i trend degli ultimi 27 mesi, la situazione sarà quella descritta all’estremo destro della figura qui sotto:

Somma delle copie digitali+cartacee diffuse da cinque grandi quotidiani nazionali. I dati relativi ai trimestri sono la media semplice dei tre mesi (Fonte: ADS)

Somma delle copie digitali e cartacee diffuse da cinque grandi quotidiani nazionali. I dati relativi ai trimestri sono la media semplice dei tre mesi (Fonte: ADS)

 

A partire dall’estate 2015, Il Sole 24Ore sarà il primo quotidiano italiano per diffusione complessiva di copie cartacee e digitali. Fra un anno il Sole potrebbe superare quota 350mila, Corriere e Repubblica dovrebbero trovarsi più vicini che in passato, intorno alle 300mila copie, mentre La Stampa e la Gazzetta scenderanno sotto la quota 200mila.

Maggiori informazioni sullo storico dei dati di ADS sono disponibili sul sito di Human Highway.

 

Pagamenti P2P

Ogni mese otto milioni di individui saldano almeno una volta un debito di piccolo importo contratto con un amico, un parente o un conoscente. Si tratta di somme che sono nei tre quarti dei casi pagate in contanti e che si riferiscono a una enorme varietà di situazioni: dividere tra amici il conto al ristorante, pagare il biglietto del cinema a chi l’aveva acquistato arrivando alla cassa per primo, saldare la spesa di un figlio sostenuta da un altro genitore, contribuire alla quota di un’iniziativa della scuola, di una partita a calcetto… Non è possibile classificare tutte le possibili situazioni ma una ricerca di Human Highway ha stimato che ogni mese se ne producono più di 12 milioni generando un flusso mensile di denaro di 2 miliardi di euro. Si tratta di circa 25 miliardi di euro all’anno.

La ricerca ha analizzato la propensione all’utilizzo di sistemi alternativi al contante per regolare questo tipo di transazioni tra individui, concentrando l’attenzione sui sistemi di scambio di denaro in forma digitale, attraverso la Rete. I principali risultati sono riassumibili in tre punti:

  1. un individuo su tre (tra gli utenti abituali di Internet) avrebbe idea di come fare, due su tre no: nonostante la crescente famigliarità con la prassi dell’acquisto online e dell’online banking, i pagamenti P2P in forma digitale sono considerati una possibilità solo dal 35% degli individui. E’ la solita ritrosia, tipica del nostro paese, all’utilizzo di sistemi cashless. Tuttavia, l’attuale ignoranza mostra allo stesso tempo l’esistenza di un’opportunità di mercato tutta da costruire;
  2. chi immagina di poter saldare un debito personale attraverso l’online, nella maggioranza dei casi ipotizza di utilizzare PayPal e l’online banking (bonifico). Pensando a come preferirebbe compiere azioni di questo tipo in futuro, in due casi su tre la scelta ricade su vari tipi di wallet (associato al conto telefonico, a un’app dedicata, a PayPal), quindi all’addebito diretto su conto corrente e solo in terza battuta a una transazioni nel circuito delle carte (nel 12,2% dei casi). Nel 6,8% dei casi la preferenza è rivolta ai sistemi di comunicazione forniti dai social network, in particolare WhatsApp;
  3. negli acquisti online, l’80% delle transazioni è regolato con una carta (anche se, in quasi metà dei casi, la carta è associata a un account di PayPal). Il 75% degli utenti di digital banking sposta denaro ordinando dei bonifici, seguendo il lungo rituale composto dall’accesso al sistema, compilazione del form (magari scrivendo anche tutto l’IBAN…), autenticazione, attesa del trasferimento. I pagamenti P2P evocano spontaneamente un concetto diverso, quello del wallet e del pagamento “tap and pay” istantaneo o quasi: la loro semplicità rispetto ai sistemi alternativi dovrebbe decretarne il successo nel lungo periodo. Tra conti correnti, account Paypal, credito telefonico, carte prepagate, crediti sugli account di merchant e degli app store etc., in Italia ci sono più “wallet” che abitanti ma i diversi tipi di wallet non sono in grado di operare sulla stessa rete: quando succederà assisteremo alla grande unificazione dell’online banking, del Net Retail e dei pagamenti P2P.
Aggregazione dello strumento indicato come preferito per i pagamenti P2P in forma digitale: le citazioni dei diversi  tipi di wallet raggiungono due terzi di quanti esprimono una preferenza (il 29,1% dei 30,5 milioni di utenti Internet abituali di almeno 15 anni di età)

Aggregazione dello strumento indicato come preferito per i pagamenti P2P in forma digitale: le citazioni dei diversi tipi di wallet raggiungono i due terzi di quanti esprimono una preferenza (e questi ultimi sono il 29,1% dei 30,5 milioni di utenti Internet abituali di almeno 15 anni di età)